Arriva influenza, allerta al S. Matteo
PAVIA. L'influenza è alle porte. Il sistema Influnet che segue l'andamento del virus in Lombardia grazie alle segnalazioni di medici sentinella (7 per la provincia di Pavia) indica 2 casi ogni mille abitanti. Ma per la prossima settimana prevede un'impennata. L'Australiana sta arrivando, in leggero ritardo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma è temutissima. Tanto che al San Matteo hanno preparato una controffensiva per non trovarsi spiazzati con troppi malati e i letti pieni.
«Il sistema di sorveglianza della Lombardia registra già nella prima settimana di gennaio un discreto rialzo rispetto a quella precedente. Ma non sono stati isolati nuovi virus in laboratorio» spiega Luigi Camana, direttore del dipartimento di prevenzione dell'Asl di Pavia.
L'azienda, insieme alle strutture sanitarie e ospedaliere del territorio, ha predisposto un piano di intervento che coinvolgerà, in prima battuta, i medici di famiglia. A loro il compito di gestire il più possibile i pazienti a domicilio, evitando un massiccio afflusso verso il Pronto soccorso. Saranno monitorati, nel caso in cui l'epidemia influenzale dovesse esplodere oltre le previsioni, anche i trasferimenti dalle case di riposo verso gli ospedali. E sarà controllata l'appropriatezza di ogni ricovero. Al San Matteo la direzione medica di presidio non nasconde una certa preoccupazione. E cosi si è giocato d'anticipo con una campagna vaccinale a tappeto tra medici, personale e degenti. Chi si è vaccinato ha appeso al camice un cartellino blu, con un cuore al centro. «E' un modo immediato per contare, in corsia, chi di noi è vaccinato - spiega la direttrice dell'Unità Patrizia Monti -. Non vogliamo correre il rischio di vedere dimezzato il personale per l'influenza, con il rischiodi aumentare i carichi di lavoro e fare molta più fatica nella gestione dei pazienti». Nei reparti frequentati dai malati più 'a rischio" - pronto soccorso, nefrologia, ematologia, pediatria, rianimazioni - sono stati installati distributori gratuiti di mascherine e fazzoletti usa e getta. Barriere contro la diffusione del virus. «Altro consiglio è quello di lavarsi con frequenza le mani» spiega Patrizia Monti. Il virus - non solo quello influenzale ma anche quelli respiratori che circolano con inisistenza dallo scorso autunno - si diffonde su corrimani di bus e scale, maniglie delle porte, bancomat, monete e banconote. L'influenza è in ritardo, l'Asl ha distribuito più di 100mila dosi di vaccino in provincia e confida nella copertura che dura almeno 4 mesi. «Quest'anno però si preannuncia un'epidemia più severa - spiega il direttore medico di presidio del policlinico -. Siamo preoccupati che possa arrivare in ospedale un' ondata di malati che farebbe necessariamente aumentare le attese per i ricoveri programmati». L'ospedale conta molto sull'aiuto dei emici di famiglia. «Ai pazienti rivolgiamo l'invito a curarsi il più possibile a casa - dice Patrizia Monti -. Anche perché il pronto soccorso non è la migliore soluzione. Da un lato in ospedale ci si espone al rischio di contrarre altre patologie e si finisce con l'intasare letti destinati a ricoveri programmati. Senza contare che il medico di base conosce i pazienti e la loro storia, sa gestire le loro patologie mentre ai medici del pronto soccorso occorre tempo per documentarsi, ricostruire il quadro clinico». Infine un invito: non abusare dei farmaci, soprattutto di antibiotici che servono solo in caso di complicanze. Ma solo su stretta prescrizione medica.