Bloccato all'aeroporto lo spacciatore latitante

VOGHERA. Alla fine è caduto nella rete anche «Mustafà il piccolo»: al secolo El Maati El Assri, 20 anni, un giovane marocchino che a Voghera abitava in un appartamento di via Barbieri. El Assri è stato bloccato dalla Polizia all'aeroporto di Malpensa, mentre cercava di rientrare in Italia senza dare troppo nell'occhio dopo un periodo di fuga in Marocco. «Mustafà il piccolo» è uno dei due spacciatori che erano riusciti a sottrarsi all'arresto il 10 dicembre scorso, durante l'operazione anti-narcotraffico dei carabinieri di Voghera chiamata «Double line». E' uno dei capi.
Era stata la più grande operazione antidroga compiuta negli ultimi anni a Voghera: quindici ordini di custodia cautelare in carcere, di cui 13 eseguiti con un blitz in mezza Italia scattato all'alba. Solo due degli indagati erano riusciti a scappare: uno era El Maati El Assri. Il marocchino un paio di giorni prima che scattassero le manette aveva sentito «puzza di bruciato» e si era dato alla fuga facendo perdere le proprie tracce. Erano quindi scattate le ricerche internazionali, con l'apporto dell'Interpol. Giovedi mattina si è scoperto dov'era stato dall'inizio di dicembre: in Marocco, a casa dei suoi parenti. Il ragazzo è giunto all'aeroporto di Malpensa poco prima delle 11, con un volo da Casablanca. Forse pensava che le acque si fossero nel frattempo calmate, e ha cercato di passare come se niente fosse alla dogana. La PolAria, e cioè la branca della Polizia di Stato specializzata nella vigilanza degli aeroporti, non si è però fatta ingannare. E' bastato un controllo appena più approfondito per scoprire che il nome di El Assri era tra quelli dei ricercati per narcotraffico. A quel punto la polizia ha trattenuto con una scusa nei suoi uffici il giovane, ed ha avvisato i carabinieri di Voghera. Una pattuglia del nucleo operativo ha quindi raggiunto l'aeroporto di Malpensa, ha contestato gli addebiti a El assri e ha fatto scattare le manette. Il giovane marocchino è stato rinchiuso nel carcere di Busto Arsizio, a disposizione dela procura di Voghera (che a questo punto probabilmente lo interrogherà grazie a una rogatoria con i colleghi della zona). Ora rimane solo un latitante, tra i nomi finiti nelle maglie dei carabinieri con l'operazione double line. Si era trattato di una retata in grande stile, al termine di un'indagine iniziata nel novembre 2007, durata più di un anno e chiusa all'inizio di dicembre. Alla fine l'inchiesta aveva portato a 15 ordini di custodia cautelare in carcere, suffragati dalla bellezza di 131 capi d'imputazione. Tredici arresti erano stati eseguiti subito, due indagati erano riusciti a scappare: uno dei due era El Assri. Il blitz era stato condotto simultaneamente da oltre cinquanta militari, agli ordini del capitano Michele De Riggi, con la collaborazione delle compagnie carabinieri di Stradella e Tortona. Ora l'enorme fascicolo è all'esame della procura di Voghera. Nove degli indagati sono marocchini, sei sono italiani: gli italiani sono tutti incensurati. Lo spaccio avveniva a Voghera, Varzi, e nei paesi che si trovano lungo la statale del Penice. Gli arresti erano stati eseguiti nei luoghi dove gli indagati abitavano o si erano rifugiati: Voghera, Varzi, Broni, Sale e Crocefieschi (provincia di Genova). Erano finiti in manette Noureddine El Machi, 37 anni, residente a Voghera, detto «Medi»; Sayeh El Faria, 31 anni, abitante a Voghera; Riqi Ech Chagdali, 24 anni, arrestato a Cremona; Mohamed Akkouche, 19 anni, residente a Voghera; Yussef Lakhdoudi, 20 anni, detto «il bambino», residente a Voghera; Said Bnekhatab, 27 anni, di Voghera ma da poco abitante a Varzi dove è stato arrestato; Youssef Zitouni, 20 anni, abitante a Voghera, detto «lo spagnolo». Gli italiani sono Alberto Vinosi, 25 anni, di Voghera, detto «il codino»; Daniele Carrettiero, 24 anni, abitante a Sale, che nelle intercettazioni telefoniche veniva indicato come «Carre»; Raffaella Bianchi, 35 anni, un'impiegata di Voghera; Michele Matera, 35 anni, un operaio piastrellista di Varzi che si faceva chiamare «Miki»; Angelo Ferrari, 47 anni, un autista abitante a Varzi; Lorenzo Ascheri, 33 anni, un infermiere di Rivanazzano che ultimamente lavorava presso una cooperativa che assiste anziani a Crocefieschi (Genova). Il Gip aveva deciso di concedere subito il beneficio degli arresti domicliari ad Alberto Vinosi, Daniele Carrettiero e Raffaella Bianchi. Le perquisizioni. La posizione di altri indagati è cambiata negli ultimi giorni. C'erano decine di insospettabili tra i clienti della banda di spacciatori: solo una parte dei consumatori era costituita da volti noti alle forze dell'ordine vogheresi come tossicomani. Gli altri erano persone mai viste: operai, artigiani, commercianti, padri di famiglia di ogni età ed estrazione. Ai minorenni gli spacciatori vendevano solo l'hashish, ma ai maggiorenni cedevano dalla cocaina alle anfetamine.