Gas, tre giorni per sbloccare i rubinetti
MOSCA. Sul lato ucraino, sono già sbarcati ieri a Kiev i primi osservatori inviati da Bruxelles: 18 esperti (tra cui tecnici italiani dell'Eni), più quattro funzionari della Commissione Ue, che dovranno vegliare sui rubinetti che da est portano a ovest, sui flussi e su eventuali furti.
Il nodo è nei passaggi, cioè sul confine tra Russia e Ucraina. Ma sul lato russo, i controllori del gas aspettano ancora i visti da Mosca, temendo la famigerata burokratija. E i possibili ritardi dovuti alle ferie natalizie: da oggi i russi tornano a lavorare, ma il 12 sarà capodanno ortodosso dopo quello laico.
L'accordo sulla missione di monitoraggio è stato raggiunto in tarda sera a Bruxelles dopo incontri tra la presidenza ceca della Ue, il premier russo Putin, il colosso russo Gazprom e l'analoga società ucraina Naftogaz. La trattativa ha vissuto ore di suspence in cui pareva che Mosca volesse far saltar tutto, per il veto ucraino, poi ritirato, agli ispettori di Gazprom nei propri impianti. Subito dopo, il numero uno di Gazprom Aleksei Miller è volato a Sochi, sul Mar Nero, a informare il presidente russo Dmitri Medvedev. Per riaprire i rubinetti, Miller aspetta da Kiev la firma del protocollo finale concordato in nottata, che il presidente ucraino, Viktor Yuschenko ha confermato: solo dopo, dice Mosca, «riprenderemo a pompare metano nei tubi». «E' l'unico modo per mettere fine ai furti» incalza zar Dmitri: «Purtroppo abbiamo perso ogni fiducia nell'Ucraina».
Ieri la Commissione Ue aveva chiesto la immediata ripresa delle forniture («non ci sono più scuse»), per poi doversi correggere, per bocca di Barroso: «Ci vorrà un po' di tempo, causa problemi tecnici». In soldoni, dalla ripresa dei pompaggi almeno 3 giorni. Per sollecitare, oggi il premier ceco e presidente di turno Ue Mirek Topolanek, che ieri a Kiev, incontrerà a Mosca il collega Vladimir Putin. «L'Ucraina ci minaccia», aveva ripetuto l'ex zar Putin in diretta sui canali russi.
Nel frattempo, i termosifoni europei sono sempre più a secco. Ieri riunitosi, il gruppo di coordinamento Ue sul gas ha fatto sapere che i danni dovuti alla crisi nei paesi membri sono ingenti.
In Italia, «tra i paesi seriamente colpiti», ma che «sono stati capaci di prendere le necessarie misure ed hanno una situazione gestibile», il taglio delle forniture sarebbe pari al 25%.
Lunedi 12, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sarà a Bruxelles per la riunione straordinaria del Consiglio Energia dell'Unione. Mercoledi 14, il governo riferirà al Parlamento sulle conseguenze della crisi energetica e l'entità delle scorte esistenti in Italia. Intanto, i paesi Ue si arrangiano come possono. Specie la «Nuova Europa», più dipendente dal gas russo e senza riserve: la Serbia, col termometro a meno 15, ottiene un prestito di gas da Ungheria e Germania; la Repubblica Ceca aiuta la «sorella povera» Slovacchia. In Francia un'ondata di gelo eccezionale fa balzare i consumi. Secondo la Commissione, la guerra del gas versione 2009 è «senza precedenti nella storia europea».
D'accordo persino i russi: crisi più grave dal 2006.