Rossini, ventitrè volte contro Pavia
PAVIA. E' il giocatore che, nella sua carriera, ha affrontato più volte Pavia. Alberto Rossini, di professione playmaker, domani la incrocerà per la 23esima volta. La sua presenza rende ancora più interessante la sfida tra Edimes e Fileni. «Davvero ne ho giocate cosi tante con Pavia? Brutto segno, significa che sono passati tanti anni», se la ride «Lupo», uno che nonostante sia vicino ai 40 anni (li festeggerà il 10 giugno) ha conservato la sua passionaccia per il basket. «L'età avanza con gli acciacchi, ma mi diverto ancora. E ringrazio Jesi che mi fa sentire importante: sto in campo quanto serve alla squadra e sono a disposizione per la gestione dello spogliatoio».
La prima doppia sfida con Pavia risale alla stagione 1991-92, nell'anno della serie A1. Era la Fernet Branca di Oscar e Lock. Rossini giocava a Cantù. Al Pianella successo brianzolo, in via Treves rivincita pavese. «Sinceramente ricordo poco di quei due incontri - confessa 'Lupo" -. Nella mia memoria è più impressa un'altra Pavia, quella con Attruia e Montenegro che giocava in A2: l'ho affrontata diverse volte in amichevole».
Ma gli intrecci tra Alberto e Pavia iniziano già all'epoca delle giovanili. «Io giocavo con Treviglio. Che battaglie quando si veniva in riva al Ticino! E spesso dovevo vedermela con Michele Zeno». Era davvero un'altra pallacanestro: sono passati vent'anni, ma sembrano molti di più a guardare cosa succede oggi sui parquet.
«Oggi si gioca un basket completamente diverso da quello dei miei primi anni - conferma Rossini -. E' uno sport molto più atletico, si sviluppa su tutti i 28 metri, è fondamentale la lettura tattica. E molto ruota attorno al 'pick and roll" (uno schema usato per battere la marcatura a uomo, ndr). Però, in fondo, lo spirito del gioco resta sempre lo stesso: bisogna infilare il pallone nel canestro e difendere meglio degli altri. Cosi, nonostante la mia carta d'identità, continuo a divertirmi ancora». «Lupo» si avvicina agli «anta» ma resta sempre un protagonista in un campionato di vertice come la LegaDue.
«Preferisco giocare qualche minuto di qualità con Jesi, piuttosto di scendere nelle serie inferiori dove mi chiederebbero di fare il fenomeno o segnare 30 punti per volta: tra l'altro non ne sono mai stato capace». Jesi è seconda in classifica, ma arriva a Pavia in un momento difficile dopo le sconfitte di Livorno (prima di Natale) ed in casa con Veroli (domenica scorsa). La Fileni paga anche l'assenza del play titolare Antonio Maestranzi (che sta cercando di recuperare per la sfida con l'Edimes). «E' un calo fisiologico - spiega Rossini -. Durante una stagione può anche starci. La mancanza di Maestranzi si fa sentire: lui detta i ritmi ed illumina il nostro gioco. Adesso ci attende una trasferta difficile. Pavia è in crescita. Per noi sarà durissima, ma faremo di tutto per uscire da questo momento critico». La Fileni ha due buoni motivi per cercare di fare il colpo al palaRavizza. «Prima di tutto vogliamo garantirci il biglietto per la Final Four di Coppa di Lega. Poi cercheremo di restare agganciati a Varese ed alle altre squadre di vertice».
Rossini elogia l'Edimes. «Il loro coach non si discute: De Raffaele ha fatto bene in tutte le piazze in cui ha allenato, mi piaceva anche come giocatore. Mobley e Marigney sono bravissimi. Anche Viggiano ha grandi qualità. Tra gli italiani ci sono giovani davvero in gamba e Bencaster ha garantito quell'aggressività in difesa che prima, forse, mancava». «Lupo» spende una parola in più per Cinciarini. «L'ho visto in un torneo precampionato e mi ha fatto una grande impressione. Certo, deve acquisire quel briciolo di esperienza in più che oggi gli manca. Ma ha doti offensivi eccezionali: giocando molto potrà crescere ancora». Le sfide tra Pavia e Jesi, tradizionalmente, sono condizionate dal fattore campo: è successo anche due anni fa, nella semifinale che l'Edimes vinse 3-2 con 3 successi al palaRavizza e due sconfitte al palaTriccoli. «E' vero, spuntarla Pavia per noi è 'storicamente" difficile. Ma dobbiamo crederci. Mi verranno a vedere anche mia mamma, mia sorella e tanti amici da Treviglio: una ragione in più per provarci».