Accordo all'Onu per il cessate il fuoco


ROMA. Una prima schiarita per la guerra che divampa nella striscia di Gaza arriva in tarda serata da New York: un accordo di massima è stato raggiunto tra paesi occidentali e arabi su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu su un cessate il fuoco a Gaza.
Lo ha indicato a un gruppo di giornalisti del Palazzo di Vetro una fonte diplomatica di uno dei principali paesi della Lega Araba. Un raggio di luce che arriva al termine di una giornata nera in cui Hamas respinge il piano della tregua franco-egiziana perchè «non costituisce una base valida» ma la diplomazia prosegue con l'obiettivo di ampliare le 3 ore attuali di tregua a 48 o a 72.
Tale ipotesi è stata ventilata dal Dipartimento di Stato americano ed è stato elaborata in dettaglio al Cairo dai mediatori egiziani nel corso di un incontro con la delegazione israeliana. Hosni Mubarak ha avuto in proposito anche un lungo colloquio telefonico con il presidente d'Israele Shimon Peres e ha invitato il premier Ehud Olmert a recarsi nella capitale egiziana per discutere di un progetto negoziale più concreto e al Cairo è atteso anche il presidente palestinese Abu Mazen. Washington giudica ora la situazione a Gaza «terrificante» e il portavoce del Dipartimento di Stato ha fatto sapere che gli Usa, insieme alla Francia e l'Inghilterra stanno lavorando per un cessate-il-fuoco immediato e per il blocco del traffico d'armi per permettere ai varchi tra Gaza e l'Egitto il flusso degli aiuti.
Dietro alla presa di posizione americana per una tregua umanitaria più ampia, con ogni probabilità, ci sarebbero le pressione di Barak Obama che ieri ha telefonato al presidente di turno dell'Ue, il ceco Mirek Topolanek, per comunicargli il suo «apprezzamento» per gli sforzi degli europei per la pace in Medioriente.
Ma il crocevia della diplomazia resta l'Egitto, dove si sta elaborando un piano in tre punti. Innanzitutto si chiede a Israele e a Hamas di accettare una tregua immediata per permettere l'arrivo degli aiuti umanitari attraverso alcuni corridoi prestabiliti; quindi, viene chiamato in causa l'Ue e altri interlocutori per discutere su come evitare nuovi conflitti cercando le cause che hanno provocato l'odierna guerra e, infine, si chiede il sigillo dei varchi dai quali sono in corso i traffici d'armi e l'apertura degli altri per far passare gli aiuti. Ma Mubarak punta anche alla riconciliazione tra Hamas e Al Fatah in modo da poter raggiungere la formazione di un governo palestinese accettabile dalla comunità internazionale. Di tutto questo si è discusso ieri, tra l'altro, con il consigliere politico del premier Olmert e con un uomo di fiducia del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Hamas formalmente ha respinto il piano franco-egiziano, ma ha sostanzialmente lasciato che sia ancora Abu Mazen alla guida dei palestinesi.

Bijan Zarmandili