Gas, tre settimane di autonomia


MOSCA.Vladimir Putin e Dmitri Medvedev hanno mostrato il loro volto inflessibile sugli schermi della tv russa per dire: la colpa della crisi del gas che ha messo in subbuglio l'Europa è dell'Ucraina, che ruba il metano destinato ai paesi europei. Per questo ieri sono scesi in campo moscovita i vertici più alti della nazione, a testimoniare che la faccenda è davvero seria. Ma, al di là del gioco di «scaricabarile» che continua fra Mosca e Kiev, la certezza è che a paesi come Italia, Austria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania non arriva più un centimetro cubo di gas russo da est. C'è stato ieri il blocco totale delle forniture, da ieri, anche a quei paesi cui, fino a qualche giorno fa, un flusso pur minimo restava. Le nazioni della vecchia Europa, come Francia Germania e Italia, memori della crisi degli anni scorsi, hanno diversificato le sorgenti di approvvigionamento e possono reggere meglio l'impatto della crisi. «Possiamo stare tranquilli», assicura Berlusconi.
Ieri, dopo l'ennesima giornata convulsa, si sono mosse le cancellerie e si spera che l'intervento dei leader politici europei, soprattutto della UE, possa ricondurre i contendenti alla ragione. In mattinata l'ucraina Naftogaz aveva annunciato che la Russia aveva chiuso i rubinetti, interrompendo del tutto i rifornimenti di gas destinato all'Europa attraverso il suo territorio. La risposta di Gazprom non tardava: «Non si tratta di un blocco, ma di una ulteriore riduzione in seguito ai furti di Kiev».
Putin, nel giorno del Natale ortodosso, alle 18.30 ora locale ammette di aver chiuso i rifornimenti di gas in transito per i gasdotti ucraini, affermando corrucciato che Kiev «non ruba il gas russo, ma il metano dei paesi europei. Inutile pompare metano se poi non arriva». E propone l'invio sul campo di una missione di osservatori Ue per monitorare la situazione.
La proposta del premier ha costituito un giusto appiglio per la diplomazia europea (Barroso ha intimato ai due paesi di «riprendere subito le forniture»): dopo le disponibilità di mediazione espressa dal presidente di turno della Ue, il premier ceco Mirek Topolanek (un po' in imbarazzo con Mosca), è stata la cancelliera Angela Merkel a concordare con Putin e con la premier ucraina Yulia Tymoshenko una eventuale missione di monitoraggio europeo nei punti sensibili delle rotte energetiche. Un raggio di luce si vede nell'incontro previsto oggi a Bruxelles tra Ue, Russia e Ucraina. Aperti gli stoccaggi strategici della pianura padana, per ora l'Italia è tranquilla rispetto alla crisi del gas. Le riserve accumulate dovrebbero bastare, anche in totale assenza di rifornimenti russi, «per alcune settimane», forse sino al prossimo 26 febbraio. Questi sono i dati teorici alla luce delle riserve (13.700 milioni di metri cubi all'inizio di novembre, ora circa il 90%).
Ma come sottolinea l'esperto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, «se la situazione non si sblocca in una settimana si dovrà interrompere le forniture alle centrali elettriche, obbligandole ad usare altri combustibili». Scajola per ora è tranquillo: il ministero dello sviluppo economico ha emesso un decreto che consentirà di massimizzare sin dai prossimi giorni gli approvvigionamenti dagli altri Paesi fornitori (Algeria, Libia, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna). Il ministero si aspetta un incremento delle esportazioni extra-Russia per circa 20 milioni di metri cubi a partire dalla prossima settimana.

Barbara Yukos