Record di cassa integrazione nelle fornaci

VOGHERA. Le 'sette sorelle del mattone" dormono sotto la neve, ma non è un sonno tranquillo: «Nel comparto delle fornaci la cassa integrazione è aumentata del 20 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso - spiega il responsabile degli edili Cgil Luigi Sgorba -. Fino all'anno scorso il fermo invernale era solo a gennaio, ora le grandi fornaci d'Oltrepo sono chiuse da metà dicembre e sembra che riprenderanno l'attività solo a metà febbraio». La cassa integrazione interessa, a rotazione, 400 dipendenti ed è la conseguenza diretta di un calo degli ordinativi che supera il 30 per cento.
«L'unica buona notizia - aggiunge Sgorba - è che per il momento c'è una grande richiesta di cassa integrazione ordinaria, ma nessuna richiesta di cassa straordinaria. In qualche modo è il segnale che le imprese, dopo un periodo nero, si aspettano una ripresa». Nel frattempo, però, le 'sette sorelle" che trasformando l'argilla in mattoni hanno costruito una fetta rilevante della ricchezza d'Oltrepo soffrono gli efetti di una crisi globale che ha 'congelato" anche il mercato del mattone.
«Se la crisi toglie potere d'acquisto, la gente non si impegna per acquistare una casa - conferma il sindacalista -. E se i cantieri si fermano, anche le fornaci devono rallentare la produzione». Il risultato si legge nei dati della Cgil che parlano di un incremento delle richieste di cassa integrazione del 20 per cento. Cassa che a rotazione ha interessato e interesserà tutti i circa 400 dipendenti delle sette grandi fornaci: la Ilv, la Cecosa e la Danesi a Casei, la Valdata a Silvano, la Sant'Antonio a Cervesina, la Cotto Coperture e la fornace di Branduzzo a Castelletto. Gli effetti della crisi non potranno che farsi sentire anche sui lavoratori dell'indotto: circa 1.000 persone in tutto l'Oltrepo secondo i calcoli del sindacato. Contano anche i numeri del fatturato: il settore dei laterizi, appena un anno fa, toccava i i 75 milioni di euro. Poi è arrivata la crisi del mattone, è scoppiata la bolla edilizia e i cantieri edili si sono fermati. «Passaggio che ha influito sull'aumento della cassa integrazione - commenta Sgorba della Cgil -. Fino all'anno scorso il settore dei laterizi tirava parecchio sull'onda del boom dell'edizia: il fermo dei cantieri ha fatto aumentare proporionalmente gli effetti sulle fornaci». Per il futuro, le fornaci contano sui capitali accumulati negli anni del boom: fino alla scorsa estate uno studio di 'Banca per la casa" del gruppo Unicredit in collaborazione con la Bocconi, metteva la provincia di Pavia tra quelle in cui i mutui per la casa sono cresciuti maggiormente: più 11.44 per cento in un anno. E in tre anni il fatturato del comparto laterizi in Oltrepo
è cresciuto tra i 7 e gli 8 punti. Poi è scoppiata la bolla immobiliare.
Il risultato si legge in una contrazione degli ordinativi alle fornaci che in autunno ha toccato punte fino al 40 per cento. Uno choc: non si vedeva qualcosa di simile da più di 50 anni. La crisi delle fornaci
d'Oltrepo non si risolverà nel giro di poche settimane: almeno non fino a a quando riprenderà a tirare il mercato del mattone visto che il lavoro delle fornaci è strettamente legato al lavoro delle gradi imprese edilizie.