Frattini: «Lavoriamo per la tregua»

ROMA.Il ministro degli Esteri Franco Frattini riferirà oggi alla commissione Esteri della Camera sull'attacco israeliano a Gaza. Dopo giorni in cui la maggioranza si è limitata a ribadire le ragioni di Israele e le responsabilità uniche di Hamas, Frattini anticipa che il governo italiano appoggia l'iniziativa dell'Unione europea e quella del presidente francese Sarkozy. Una posizione totalmente «inadeguata», sottolineano le opposizioni, che sollecitano il governo a uscire dalla frasi di circostanza e a impegnarsi direttamente per una cessate il fuoco e poi per una tregua duratura.
Probabilmente anche le ultime notizie sul massacro di civili provocato dall'attacco israeliano imbarazzano il governo e aprono qualche crepa nel centrodestra. Ormai anche gli Usa chiedono una tregua e il governo italiano oggi non potrà non adeguarsi, annunciando inoltre, come già anticipato da Frattini, un piano di aiuti alla popolazione di Gaza. Aiuti che per il momento non si sa neanche se potranno essere recapitati nonostante le assicurazioni di Israele. Sull'appoggio alle iniziative Ue e sugli aiuti ai civili, Frattini chiederà oggi il sostegno del Parlamento. Nel frattempo continuano le polemiche nostrane fra maggioranza e opposizione. Il centrodestra torna a prendere di mira Massimo D'Alema, accusandolo di essere «equidistante» fra Israele e Hamas, e chiede a Walter Veltroni se questa sia la posizione di tutto il Pd. In realtà D'Alema è tornato a sostenere che non può essere la guerra la soluzione alla questione palestinese, neanche nei confronti di Hamas che pure, ha sostenuto, ha fatto scelto «criminali e folli».
A pesare è però sicuramente anche il silenzio di Walter Veltroni che sulla vicenda israelo-palestinese è rimasto defilato nei giorni scorsi, limitandosi ad accusare il governo di essere «inadeguato».
«Fino ad ora, al di là di ovvi auspici di pace - accusa invece Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv - il governo italiano ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. Almeno per una volta «trovi il coraggio di fare la voce grossa in Europa». (a.p.)