Muore mentre guida un'auto rubata
MILANO. Uno schianto, all'alba, una vettura che passa con il rosso e si scontra con un furgone, per poi finire la sua corsa contro un tram fermo, alla periferia di Milano. A bordo della Opel Astra, che poi risulterà rubata 15 giorni fa a Bergamo, due ragazzi moldavi. Uno muore poco dopo lo schianto mentre l'altro è ricoverato all'ospedale Niguarda per la frattura del femore e alcune contusioni.
E' stato quest'ultimo, 17 anni, che è risultato avere alcuni precedenti penali per furto e che come nome ha dato quello di Fedia B., a raccontare come avevano passato la notte e a dare il nome del ragazzo morto, Vania, di cui si sa ben poco, perchè entrambi non avevano documenti. L'autopsia e l'esame radiologico serviranno per chiarire se effettivamente aveva 15 anni, come ha riferito l'amico. Fedia ha raccontato di aver passato la notte con lui in una discoteca fuori Milano, senza però riuscire a spiegare dove. Ha fornito come domicilio una casa nei pressi della stazione Centrale di Milano, ma non ha saputo aggiungere altri dettagli: numero civico, scala; nulla. Ha detto di essere in Italia da quattro mesi, ma non si esclude che possano essere di più. La vettura era stata prestata loro da un connazionale, in stazione Centrale, appunto per andare in discoteca. Le analisi chiariranno se avevano assunto alcool o droga, anche se sembra che Fedia fosse abbastanza lucido quando è stato soccorso. I vigili urbani contatteranno il consolato della Moldavia per riuscire a identificare con certezza la vittima, mentre per l'amico è scattata la denuncia per ricettazione. Lo scontro è avvenuto in viale Sarca all'incrocio con via Emanueli, alla periferia di Milano. E' quasi certo che la Opel Astra abbia 'bruciato" il rosso, scontrandosi con un furgone Fiat Doblò alla cui guida c'era Salvatore P., 45 anni, residente a Paderno Dugnano, nel Milanese. L'uomo è stato trasportato all'ospedale San Raffaele dove è tenuto sotto osservazione, anche se le sue condizioni non destano preoccupazione. I vigili urbani sono al lavoro su un numero di telefono che il sopravvissuto ha dato loro e che potrebbe appartenere a parenti del ragazzo rimasto ucciso.