Anche la Moreschi in difficoltà
bVIGEVANO. /bbAnche il calzaturificio Moreschi è costretto a chiedere la cassa integrazione: tre mesi, a partire da gennaio, per circa 400 dipendenti. Era una delle pochissime aziende a Vigevano che ancora non l'aveva fatto. «Si naviga a vista - spiega GianBeppe Moreschi, titolare del marchio conosciuto in tutto il mondo per la produzione di scarpe da uomo e donna di lusso -. Il 7 gennaio riapriremo normalmente, poi incontreremo i sindacati e vedremo come muoverci. Cominceremo con una settimana. La doseremo, seguendo la domanda del mercato: se il mercato si riprende, sparisce anche la cassa integrazione. La realtà è che soffrono tutti, anche un mercato di nicchia come il nostro. Per ora abbiamo chiesto tre mesi, ma la richiesta potrebbe anche non corrispondere al tempo effettivamente utilizzato. Magari la impiegheremo per due, tre giorni a settimana, a seconda delle situazioni: però, cosi, l'azienda e i dipendenti sono coperti per questo periodo. E' imperativo adeguare la produzione a quanto richiede il mercato». Una sorta di settimana corta, cosi come proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi? «Ora abbiamo chiesto la cassa integrazione - dice Moreschi - ma dobbiamo vedere come va il mercato».BR /b Il calzaturificio Moreschi è diventato, nel tempo, anche un simbolo della città: le personalità che arrivano a Vigevano, generalmente, vengono portate in visita alla piazza Ducale, al Castello e al calzaturificio Moreschi. Per comprendere l'importanza che questa azienda riveste nel tessuto produttivo vigevanese, basti pensare che l'intero settore calzaturiero a Vigevano e dintorni impiega circa 1800 addetti: 400 lavorano solo nel calzaturificio di viale Industria.BR La strada della cassa integrazione, spiega Moreschi, è diventata inevitabile dopo il crollo della finanza mondiale a settembre. «Negli ultimi tre mesi - spiega - è successo di tutto e di più, con un crollo verticale degli ordini: bisogna procedere molto cautamente. I tempi sono brutti e non so cosa succederà nel 2009. E' una situazione che non ho mai visto in cinquant'anni di attività. Per la prima volta, in questi mesi, ho avuto un andamento di ordini negativo, con cancellazioni di acquisti confermati quattro mesi fa, con le scarpe già pronte per la spedizione o in produzione».BR Quale mercato fa soffrire la ditta Moreschi in particolare? «E' il mondo intero che ci fa soffrire - spiega Moreschi - questa è la globalizzazione, la crisi ha colpito tutti. In questa situazione ci sono consumi incomprimibili, come gli alimentari, che soffrono un po' ma la gente deve mangiare; e altri generi di consumo che, invece, possono aspettare». Le previsioni quali sono? «Tempo brutto, temporali - risponde Moreschi -. Tutto a causa della crisi finanziaria di settembre: paghiamo la sprovvedutezza della finanza di carta che, con le sue speculazioni, ha travolto l'economia reale. E' una guerra combattuta senza armi. E' anche il risultato di un lungo periodo di consumi esasperati. La gente dovrà abituarsi a vivere in modo più serio, a rivedere il tenore di vita e di spesa. Paghiamo anche le conseguenze di prezzi sproporzionati, e qualcuno comincerà a pensare che conviene acquistare ciò che ha sostanza. La crisi servirà a riportare tutti con i piedi per terra». La situazione di Moreschi si inserisce in un quadro economico complessivo veramente difficile. «Devo rallentare anche io il ritmo - spiega l'industriale vigevanese - adeguandomi a ciò che stanno facendo, ad esempio, anche le case automobilistiche. Poi, questa situazione, si sbloccherà certamente, ma ci saranno morti e feriti sul campo. Prima o poi se ne uscirà sicuramente, perché il mondo va avanti. Ma ognuno deve assumersi le proprie responsabilità».BR d.artioli@laprovinciapavese.itBR