L'ex sindaco verso la scarcerazione

bPESCARA. /bb Il sindaco di Pescara, ex leader abruzzese del Pd, Luciano D'Alfonso, è a un passo dalla libertà. Questa mattina, alle 10, il gip Luca De Ninis depositerà l'ordinanza di remissione in libertà. E' la previsione più logica, quasi scontata, dopo che lo stesso giudice, due giorni fa, ha revocato gli arresti domiciliari a Guido Dezio, l'ex braccio destro di D'Alfonso, smontando le cento pagine di accuse contro il primo cittadino, arrestato per corruzione, concussione, truffa e associazione a delinquere. Ma per il gip, la procura non ha dimostrato il pagamento di tangenti da parte di un gruppo di imprenditori.BR /b Al massimo potrebbe trattarsi di un finanziamento illecito al partito. E' stata una sorta di Caporetto per il sostituto procuratore Gennaro Varone, che ha chiesto di arrestare il sindaco e che, ieri mattina, si è giocato l'ultima carta per cercare di ribaltare un epilogo che appare scontato.BR Il pm ha depositato verso le 13 il suo parere assolutamente negativo alla scarcerazione (sette pagine più un allegato di oltre duecento fogli riferito all'appalto delle aree di risulta vinto dal patron di AirOne, Carlo Toto, indagato per corruzione) motivando tutte le incongruenze dell'ordinanza che ha rimesso in libertà Dezio. Il magistrato contesta «la sopravvenienza di nuovi elementi (sarebbero stati prodotti documenti già valutati nelle indagini e ritenuti dall'accusa di scarso valore o marginali)». Ha poi polemizzato con il gip quando questi definisce «appassionata e dettagliata» l'autodifesa del sindaco, e sulla frase «una cantonata della procura», detta sempre da D'Alfonso durante l'interrogatorio di otto ore al quale si è sottoposto. Nel parere negativo il magistrato fa notare come sia errato considerare «finanziamento illecito» delle donazioni qualora esistano rapporti con l'amministrazione di riferimento (in questo caso il Comune). «Non si può ritenere», è la tesi del sostituto procuratore, «che si commette reato di finanziamento illecito quando vi sono in corso procedure amministrative e per giunta viziate». Il pm contesta anche la frase del gip «modeste regalie», in relazione alle possibilità patrimoniali dei finanziatori e, in sintesi, ribatte che la corruzione si può commettere anche con una minima somma di denaro.BR Infine, il sostituto Varone elenca quelle che a suo dire sono incongruenze tra gli atti dell'inchiesta e le conclusioni del gip sulla inesistenza della prova delle tangenti, e cita le dichiarazioni rese negli interrogatori dall'imprenditore De Cesaris che ha ammesso di aver pagato un giornalista del quotidiano Il Tempo per «pubblicizzare una strada», ma il cronista ha dichiarato a verbale di non aver reso prestazioni e che i versamenti sono giunti solo dietro sollecitazione di D'Alfonso. Dalla posizione dell'avvocato Fabrizio Paolini, definito autista-factotum di D'Alfonso, scrive ancora il pm, è emerso che questi aveva una consulenza presso la Toto Spa come legale. Ma Paolini aveva dichiarato di non aver mai svolto alcuna prestazione per il patron di AirOne. D'Alfonso dunque aveva un ritorno economico non remunerando il suo autista, il cui stipendio era pagato da Toto. In sintesi, per Varone «l'impianto accusatorio non è mutato».BR bLorenzo Colantonio /b