Per Natale è un boom di confessioni

b PAVIA./b b L'affluenza maggiore si registrerà a cavallo tra oggi e domani, ma anche a Pavia il sacramento della penitenza è sempre più frequentato, e se ancora non si parla di boom è perchè il bilancio è incompleto. In coda davanti al confessionale aumentano i giovani, si va verso la scelta consapevole del confessore e sovente i confessionali di città sono preferiti a quelli di paese.BR /b Non sempre però, precisa don Davide Diegoli della Pastorale Giovanile Diocesana: «A Vidigulfo, Torrevecchia Pia, Vigonzone e Zibido al Lambro si sta confessando tantissimo, mattina, pomeriggio e sera: sono soprattutto giovani, adolescenti e bambini». E continua: «Tuttavia i ragazzi, se non abituati a confessarsi, tendono a scegliere un prete che conoscono, di cui si fidano, e capita cosi che si spostino verso la città per poterlo seguire».BR Don Matteo Zambuto, parroco di Borgarello, conferma: «Poche le confessioni, tanti parrocchiani preferiscono venire a Pavia».BR Per unire il sacro al profano, la chiesa allo shopping? Forse. Certo è che a tutte le ore del giorno l'andirivieni in piazza del Carmine, su e giù dai gradini è notevole. «Siamo la chiesa penitenziale per tradizione - spiega il parroco don Daniele Baldi - e anche quest'anno sembra che il numero di persone che si confessano stia crescendo. Per un bilancio completo bisognerà aspettare il 28 dicembre». Ogni giorno lui e don Ernesto Bottoni, il penitenziere, confessano dalle 7 del mattino a mezzogiorno e dalle 15 alle 19 senza sosta, e oggi e domani saranno a disposizione sei confessori per l'intera giornata per venire incontro alle esigenze della città.BR Se alla parrocchia di don Carlo Marin, san Luigi Orione, l'incremento non è poi cosi evidente, a San Pietro in Ciel d'Oro padre Gigi conferma che il numero di chi si confessa sta salendo già da qualche Natale e, secondo lui, è destinato ad aumentare ancora: «Si tratta di una reazione al vuoto interiore», spiega il padre agostinino.BR Ad accorgersene e reagire cercando la spiritualità sono anche qui i ragazzi, «cresciuti nel benessere e incapaci di gustare le cose naturali». Quando il benessere diminuisce dalle cose materiali cercano infatti di spostare l'attenzione sulla ricchezza delle relazioni, secondo padre Gigi, ma si accorgono di non saperne costruire e di avere il vuoto intorno: «La precarietà economica si accompagna oggi ad una povertà di relazioni e allora i giovani cercano di rientrare in sé e cercano la fede, il confronto della confessione» continua il padre.BR Un problema però, secondo lui, è la carenza di confessori e di tempo: «I preti giovani non hanno più tempo di confessare, e i ragazzi hanno bisogno di parlare, capire. Qui trovano sempre qualcuno, a volte vanno via arrabbiati ma tornano quasi sempre dopo aver riflettuto». Segno che il bisogno di spiritualità è sempre presente.BR bAnna Ghezzi /b