Damiano: si, ma il salario va integrato
bROMA. /b«Può essere una risposta. In un momento di crisi, di calo dell'occupazione e della produzione può essere una soluzione, ma a patto che si verifichino certe condizioni».BR Cesare Damiano, ministro del Lavoro del governo ombra del Pd, non dice no alla settimana corta, vorrebbe però che fossero chiari alcuni paletti.BR Non ultimo uno di carattere culturale. «Occorre cambiare mentalità - dice - serve un'innovazione culturale, cambiare il cervello dell'Italia, porsi davanti alla crisi con uno schema diverso. Alcune imprese lo hanno fatto».BR bDiceva di condizioni per applicare la settimana corta. Quali sarebbero?BR /b«In primo luogo una misura di riduzione oraria, e di corrispondente salario, se ha il pregio di riequilibrare il rapporto fra le richieste del mercato della produzione e l'organico necessario, deve mantenere però il rapporto di lavoro, evitando la mobilità o il licenziamento. La seconda condizione è che l'orario a completamento della normale settimana, il giorno che manca per passare da 32 a 40 ore, sia coperto dalla cassa integrazione o attraverso l'adozione di contratti di solidarietà. Perché in questo modo si limita il taglio del salario».BR bSe si decidesse di dare il via libera alla settimana corta cosa servirebbe? Un decreto legge?BR /b«Niente, gli strumenti ci sono già, basterebbe applicarli. Si chiama cassa integrazione verticale. Contemporaneamente si dovrebbe sottoscrivere un grande patto sociale per reperire le risorse necessarie per le tutele.BR E per far si che il sistema delle imprese si evolva verso un modello che che spalmi la mancanza di ordini e di lavoro invece di scegliere la strada della chiusura».BR bCi sono imprese dove la cassa integrazione non è possibile, come si fa?BR /b«Vero, ci sono settori che per dimensioni dell'impresa, per tipologia di lavoro, non dispongono di questi strumenti. Per questo il Pd ha sostenuto la necessità di uno stanziamento aggiuntivo di un miliardo e mezzo di euro per ammortizzatori sociali validi universalmente. Il governo pur raccontando di aver previsto la crisi sa quanto aveva messo per gli ammortizzatori sociali? 450 milioni, 20 in meno del governo Prodi. Ora ne ha stanziati altri 600, su nostra pressione, e altri, dice, si prepara a trovarne. Ma è un modo di procedere a strappi».BR bC'è anche la questione dei precari.BR /b«Il lavoro precario non ha tutele sufficienti. Il governo ha stabilito una una tantum di 800 euro, per chi guadagna 8mila euro all'anno di media è il 10%. Ma ci sono aziende che hanno già trovato forme sostitutive di tutela, o che hanno deciso di salvaguardare i precari. Penso alla Lucchini di Piombino che non ha licenziato i suoi lavoratori precari».BR (a.ce.)