Nassiriya, due anni di carcere per Stano
b ROMA. /bb Due anni di reclusione per il generale dell'Esercito Bruno Stano. Assoluzione per il generale dei bersaglieri Vincenzo Lops «perchè il fatto non sussiste». Rinvio a giudizio per il generale dell'Arma Georg di Pauli, all'epoca comandante dell'Msu, l'unità specializzata multinazionale, dislocata alla Base Maestrale. È questo il verdetto emesso ieri dal tribunale militare di Roma davanti al quale i tre ufficiali erano accusati di non avere adeguatamente protetto il comando italiano a Nassiriya.BR /b Questo benché gli attentati di kamikaze fossero preannunciati. La pubblica accusa aveva presentato le sue richieste il 3 dicembre scorso: 10 mesi di reclusione per Lops, 12 per Stano (i due generali avvicendatisi al comando della missione Antica Babilonia avevano ottenuto il rito abbreviato), rinvio a giudizio per Di Pauli, il solo ad avere scelto il rito ordinario. Ieri sera la sentenza che ha assolto Lops e condannato Stano a una pena superiore a quella chiesta. A Stano il gup ha tuttavia concesso i benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione della pena condannandolo al risarcimento del danno alle famiglie che si sono costituite parti civili: danno la cui liquidazione sarà dunque decisa dal giudice civile.BR Immediate le reazioni. «Non volevamo vendetta, ma giustizia. E giustizia è stata fatta», ha dichiarato Alessandra Merlino, vedova del sottotenente Filippo Merlino. «Siamo molto contenti e dedichiamo questa sentenza, che riteniamo giuridicamente ed eticamente ineccepibile, alla memoria dei caduti», ha aggiunto l'avvocato Francesca Conte, legale di alcuni familiari. «Inutile dire che è una sentenza che ci amareggia e che non condividiamo», ha invece commentato il professor Franco Coppi, difensore del generale Stano.BR La decisione del Tribunale militare arriva a cinque anni dalla strage in cui persero la vita 19 italiani (dodici carabinieri, cinque soldati e due civili) e nove cittadini iracheni investiti dall'esplosione del camion bomba. L'inchiesta venne avviata subito dopo la strage che, come risulta dagli atti, fu proceduta da alcuni «warning» dei servizi piuttosto precisi e dettagliati. La procura militare, dopo aver acquisito un'enorme mole di documenti e sentito decine di testi, a maggio 2007 chiese il rinvio a giudizio per i tre ufficiali per «omissione di provvedimenti per la difesa militare», reato previsto dal codice penale militare di guerra. Ma su istanza della difesa, il giudice stabili che l'inchiesta non poteva essere condotta in base al codice di guerra e dispose la restituzione degli atti al pubblico ministero. Una decisione, quella di restituire gli atti al pm, poi annullata dalla Cassazione. Gli atti sono dunque tornati al gup che ha proceduto per il reato di «distruzione colposa di opere militari» previsto dal codice penale militare di pace.BR Anche la procura ordinaria apri un fascicolo, in questo caso sugli esecutori e i mandanti della strage, ma l'inchiesta venne archiviata dopo che l'unico indagato, Abu Omar Al Kurdi, presunto ideatore dell'attentato, è stato impiccato in Iraq nel settembre 2007. A suo tempo Al Kurdi era stato interrogato dall'autorità giudiziaria italiana. Ai magistrati disse che la base italiana fu scelta era un obbiettivo facile.BR