Eluana: i giudici contro Sacconi «La sentenza è ormai definitiva»

bMILANO. /bbSul caso di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 17 anni, è scontro aperto tra giudici e Ministero del Welfare. La lettera inviata alle Regioni dal ministro Sacconi ha scatenato un vera e propria bagarre che alimenta la polemica politica. Il giudice della prima sezione civile della corte d'appello di Milano, Filippo Lamanna, che lo scorso luglio autorizzò Beppino Englaro, padre di Eluana, a interrompere l'alimentazione artificale, ha però precisato che la clinica di Udine, dove la donna dovrebbe essere trasferita, non rischia nulla di penale nel caso decida di sospendere i trattamenti.BR /b Sacconi però non molla e ipotizza sanzioni per la struttura sanitaria. «Il decreto», ha spiegato Lammanna, «non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perché la legge è chiara: tutte le volte che un provedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo».BR Il ministro però va avanti aprendo cosi un durissimo scontro con l'ordine giudiziario e intende sanzionare la clinica friulana nel caso in cui il sondino venga staccato ed Eluana avviata verso morte certa. «Questi comportamenti sono difformi a quei principi che determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili», ha specificato Sacconi. Sul caso è intervenuta anche l'Associazione nazionale magistrati: «E' fondamentale in uno Stato di diritto rispettare le decisioni dei giudici, che sono l'essenza dello svolgimento dello Stato democratico», ha affermato il presidente Luca Palamara. La famiglia Englaro continua dunque la sua battaglia e il loro legale, Vittorio Angiolini, sottolinea la volontà di proseguire nella linea dettata dalla giustizia: «Il ministro ha saputo che il trasferimento di Eluana nella clinica di Udine era imminente e ha fatto un atto diversivo che lascia il tempo che trova perché non è vincolante. Insomma, la lettera di Sacconi non ha effetto giuridico. In ogni caso i prossimi spostamenti di Eluana non verranno comunicati ai media. Noi andiamo avanti». Dello stesso avviso è anche il senatore del Pd Ignazio Marino: «La lettera del ministro è uno scritto personale che non avrà alcun riflesso sulla situazione della paziente. Il dibattito sul caso di fine vita deve rimanere all'interno del Parlamento». E mentre il centrosinistra invoca la necessità di una legge, altri politici e associazioni concordano con Sacconi. «Non è nostro compito far morire le persone e una struttura che accettasse di farlo tradirebbe il proprio mandato», ha detto il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. A mettere uno stop alle polemiche ci ha provato il Presidente del Senato, Renato Schifani invitando al dialogo e ad un confronto parlamentare: «E' solo metodo con il quale tutte le questioni, anche quelle di carattere più propriamente etico e morale, possono essere superate». Insomma, la necessità di legiferare sul testamento biologico è lapalissiana. Intanto la clinica di Udine attende Eluana, la casa di cura ha infatti ribadito la disponibiltà di accoglierla nonostante lo scontro in atto. Il braccio di ferro tra Sacconi e la giustizia accompagnano ancora una volta il caso umano, e non solo bioetico, di Eluana Englaro: una donna che vegeta da diciassette anni.BR