Angelini da scoprire
BR BR b «Su Pascoli. Pagine disperse» è il primo volume della collana dedicata alla ristampa degli scritti di Cesare Angelini, «il prete più colto d'Italia».BR Tutti coloro che ancora non lo conoscono potranno cosi assaporare, deliziandosi, la sua prosa aerea e squisita come un pergolato di glicini, ma ferma e sicura come la struttura di ferro che quasi sempre sostiene il glicine.BR Angelini, con le sue parole, sembra voglia ripetere al lettore i versi della romanza di Oronte, dai «Lombardi alla prima crociata» di Verdi. «La mia letizia infondere / vorrei nel suo bel cuore; / vorrei destar coi palpiti / del mio beato amore».BR Don Cesare fu manzoniano fervente e qualche volta furente. Riferi, tra l'altro, lo stupendo epitaffio funebre che Giulia Beccaria compose per se stessa: «Giulia Manzoni - figlia di Cesare Beccaria - madre di Alessandro Manzoni», che è un capolavoro di ablazione, di minimalismo.BR Senza titoli nobiliari, senza aggettivi superlativi, senza una parola per il marito Pietro, già ritenuto all'epoca pater incertus di Alessandro, considerato dalla stessa un trait d'union, un incidente di percorso indispensabile, un perpetuatore non della specie, ma del cognome. Perché oggi, dopo che è stata ritrovata una lettera dell'epoca, impresa quasi epica di Pietro Campolunghi, si sa con certezza che il padre dell'autore de «I Promessi sposi» non fu Pietro, ma Giovanni Verri.BR A Don Cesare, Donna Giulia era un po' antipatica, ce l'aveva fiera, al punto di definirla, con la sua ironia di retroguardia, da sacrestia, non d'altar maggiore, una bellissima infedele, una «scappadicasa» (sic), in pavese una «scapà de cà» che viveva nel peccato a Parigi (e dove se no?) e a Londra: «Sempre libera degg'io folleggiar di gioia in gioia».BR Sono quasi sicuro che sarebbe piaciuto a Don Cesare, se avesse avuto modo di conoscerlo, il testo da incidere sulla propria lapide, redatto da Francoise Sagan, scrittrice francese dall'esistenza tumultuosa e sregolata: «La sua vita fu per tutti uno scandalo; la sua morte fu uno scandalo soltanto per lei».BR Loris Dalla Mariga /bPavia BR Gentile lettore, grazie per questo ricordo di Cesare Angelini, caro a tutti noi per i bellissimi scritti che ci ha lasciato e per quel suo amore non urlato per Pavia. Opera meritoria davvero quella che si ha in animo di compiere da parte dell'associazione che onora e perpetua il nome e l'opera del sacerdote-scrittore.BR Cosi saranno sempre di più, si spera, coloro che avranno modo di conoscere l'Angelini non solo pavese. Dal collegio Borromeo, da via Porta e, da ultimo, da via Sant'Invenzio, nell'appartamento che la nipote Rita conservò per molti anni come «monumento» al grande zio don, Angelini non smise mai in tutta la sua lunga vita di intrattenere corrispondenze fitte con il mondo intellettuale italiano.BR Pavia schiva e defilata e il resto del mondo, dunque. Con il resto del mondo che guardava (oggi sempre meno o sempre più nascostamente?) a Pavia.BR bPierangela Fiorani /bp.fiorani@laprovincia pavese.it