I viticoltori si comprano il gioiello dell'Ersaf

BR bTORRAZZA./bb La Regione 'offre" ai privati la ricerca in campo agricolo e l'Oltrepo raccoglie la sfida: trasformare la tenuta Riccagioia nella prima 'università privata del vino". Consorzio, Cantine sociali, organizzazioni agricole e Coprovi investono 200mila euro, 50mila euro a testa li mettono Provincia e Camera di Commercio: lo scopo è acquistare il 70 per cento del capitale della tenuta sperimentale Ersaf.BR /b Una antica tenuta attrezzata con moderni laboratori e aule didattiche pronte anche per master post laurea, 52 ettari di terreno di cui 22 coltivati a vigneto e una collezione di cloni vinicoli a formare una enorme banca dati dei vigneti nazionali e internazionali: questo è il patrimonio della tenuta Riccagioia di Torrazza, oggi in capo all'Ente regionale per lo sviluppo agro forestale (Ersaf) e per il quale il Pirellone ha già stanziato 11 milioni di euro. Un patrimonio che la Regione mette in qualche modo sul mercato: è già stato pubblicato il bando che chiede ai privati una 'manifestazione di interesse" per l'acquisizione del 70 per cento di un capitale sociale di 500mila euro. Il 40 per cento è riservato ai privati, il 30 per cento a soci pubblici esterni rispetto alla Regione. Ma perchè il mondo vinicolo d'Oltrepo dovrebbe investire 300mila euro nell'acquisizione della maggioranza di una società per la ricerca in campo vinicolo? «Per fare il salto di qualità che l'Oltrepo aspetta da decenni - taglia corto il direttore del Consorzio tutela Carlo Alberto Panont -. Per la prima volta sarà chi produce vino a dettare i temi, i tempi e i modi della ricerca in campo vinicolo. L'investimento per acquisire le quote della società oggi in capo alla Regione permetterà all'Oltrepo di diventare, a breve, il punto di riferimento per tutta l'Italia del vino e, immediatamente dopo, il polo nazionale di riferimento per tutta Europa». Piano ambizioso nel quale sono state coinvolte le grandi cantine sociali. Quelle che dovranno metterci la maggior parte dei soldi. «Le cose stanno esattamente cosi - conferma il presidente della cantina sociale Broni-Casteggio Antonio Mangiarotti -. Il nostro ruolo è quello dei gradi finanziatori, ma noi accettiamo la sfida a testa alta. In tempi di crisi le cantine sociali hanno il dovere di dare reddito ai loro soci, ma hanno anche il dovere di investire sulla ricerca. Oggi chi non sa innovare è destinato a cedere di fronte ai mercati: e con questa operazione noi abbiamo la possibilità di metterci al timone della ricerca. Di dettare le regole, per la prima volta, invece di subirle». «Le cantine sociali investono perchè ritengono il progetto più che valido - aggiunge il direttore di Torrevilla Guerino Saviotti -. Ci permettiamo, però, di lanciare un appello anche ai grandi produttori privati che sul mercato hanno le stesse chance delle cantine sociali e che beneficeranno di un polo di ricerca assolutamente all'avanguardia». Entusiasta anche l'approccio delle associazioni agricole: Unione agricoltori, Coldiretti e Cia, che insieme a Coprovi parteciperanno all'investimento. «Se si parla di innovazione e ricerca, è la più grande operazione che l'Oltrepo abbia mai visto - commenta il direttore dell'Unione Luciano Nieto -. Acquisendo la maggioranza della tenuta Riccagioia, il territorio si guadagnerà una posizione leader nel panorama vitivinicolo».BR

Stefano Romano