«Il nostro movimento non si è spaccato»
b PAVIA./bb Da due settimane l'aula 6 occupata, ma l'Onda pavese è in moto da quasi due mesi. Si è parlato di movimento in difficoltà, con primi segni di spaccatura. Ma qual è oggi la situazione? «Il movimento non si sta incrinando - spiega Alice Baldaccini, delegata degli studenti di Farmacia - Il movimento è costituito dai singoli studenti che si ritengono contro la 133 ed è questo che lega tutti. I singoli possono esprimere i loro dubbi nelle assemblee di facoltà. Qui c'è la libertà delle assemblee di decidere come meglio organizzarsi. E resta ferma la fiducia tra tutte le facoltà».BR /b Durante l'assemblea di ateneo del 12 novembre si era deciso di nominare due delegati per facoltà più uno per i dottorandi, per avere un tavolo di lavoro che racchiudesse la voce delle assemblee di facoltà. I delegati hanno quindi il quadro della situazione: «Il movimento non vuole rimanere unito solo fino a venerdi. Lo sciopero di venerdi è un mezzo per far sentire le proprie opinioni, non è un obiettivo - spiega Alice Baldaccini -. Quello che ci sarà dopo il 12 lo si sta già organizzando». Qual è la situazione oggi? «Stiamo passando un momento difficile come è comprensibile e fisiologico - spiega Baldaccini - Esistono persone che lavorano quotidianamente, che danno il proprio apporto al movimento. E' necessario mantenere alta l'attenzione e non cadere nei tentativi di rottura del movimento che vengono dall'alto. Fino a che non si otterrà qualcosa». Si è parlato di divisione degli studenti sull'occupazione: «L'occupazione è legittima perché stabilita dall'assemblea di Scienze politiche - spiega la delegata -. Il pericolo è valutare una cosa senza conoscerla». Cosa ne pensano le altre facoltà? «L'occupazione dell'aula 6 è una scossa avvenuta a cavallo della nostra assemblea - spiega la delegata di Farmacia, per la sua facoltà -. Forse gli studenti di Farmacia sono meno coinvolti, per il problema della sede». Cosa possono fare i delegati per coinvolgere in questo anche le altre facoltà? «L'occupazione non è fine a se stessa - spiega Baldaccini -. E' l'occupazione di un luogo come punto di ritrovo. Per il nostro polo non c'è stata occupazione perché è stata concessa l'aula del Cravino». Avete chiesto uno spazio definitivo all'università? «Si continuerà a chiedere una soluzione al problema, a costo di arrivare a gesti estremi come l'occupazione».BR bMarianna Bruschi /b