UN PARTITO IMMOBILE SENZA CORAGGIO E COERENZA
BR L'ultima puntata, finora, fino al prossimo vertice tra due settimane, fino alla prossima intervista, anche prima. L'ultima puntata, con gli attori principali sinceri, però reticenti e quindi non convincenti. L'ultima puntata di un serissimo dramma politico italiano, quello del riformismo. L'ultima puntata di una italica commedia, quella dei troppi galli a cantare in una sinistra in cui non si fa mai giorno.BR Prendiamo per buono che il problema non sia lo stopposo e consunto contrasto D'Alema-Veltroni. Cosi non è, se cosi fosse davvero, altro non avrebbero da fare che chiudere bottega. Allora, qual è il problema? Il problema sono due problemi gemelli: il riformismo è minoranza nella società italiana e anche nella cultura e nei comportamenti di chi vota, compone e dirige il Pd il riformismo è non digerito, non coerente, non coraggioso. Il Pd, come è nella realtà e non negli scritti congressuali, difetta, balbetta riformismo in economia. Un solo esempio, di fatto resta il partito della spesa pubblica. Non il rischioso nuovo New Deal, ma la rassicurante e antica distribuzione di pubbliche risorse al sistema sociale che c'è. Poco riformismo anche sulla laicità dello Stato, poco riformismo, perfino culturale, anche nella lettura del blocco sociale da costruire in opposizione a quello oggi dominante della destra. Poco riformismo nei riflessi condizionati della gente di sinistra. Contro questo «poco» Veltroni ha detto, scritto, scelto. Ma non ce l'ha fatta. E D'Alema, anche se spesso lascia intendere che avrebbe potuto far di meglio, di meglio non ha fatto neanche lui.BR Il problema è che il Pd letteralmente non sa che fare. Tentato di star li a raccogliere i cocci che un giorno forse verranno. I cocci di un consenso a Berlusconi sbocconcellato dalla crisi e insieme però anche i cocci di un paese intero. Tentato, ma non troppo ottimista di questa attesa perché sciocchi non sono. E tentato anche, ma sempre paralizzato dalla paura, dalla paura di se stesso e dei suoi elettori, dal rischiare una proposta nettamente riformista al paese. Una proposta oggi di minoranza in Italia e anche di lacerazione al suo interno.BR Immobile, il Pd comincia a soffrire di piaghe da decubito. I «veleni», il «segar l'albero su cui si sta seduti», parole di Veltroni. «L'invenzione di oscuri complotti», parole di D'Alema. Perfino la voglia pazza di improbabili alleanze con la Lega. Peggio: la constatazione di «non essere al riparo dalla questione morale». Non manca un leader al Pd e neanche, come si diceva una volta, «una linea politica». Quel che difetta è il coraggio, la convinzione, la coerenza, forse anche la speranza. Un uomo da solo, scriveva Manzoni, se non li ha non se li può dare. Vale anche per un partito?BR
Mino Fuccillo