D'Alema a Veltroni: non remo contro

BR b ROMA. /bVeltroni lancia la sfida dalle pagine di 'Repubblica": basta con i veleni, se qualcuno è convinto che il problema del Pd sia la mia leadership, lo dica «a viso aperto» nella prossima direzione del 19 dicembre. Il problema, sottolinea poi, si può risolvere anche con un congresso straordinario da fare subito.BR D'Alema replica dai microfoni di 'Ventotto minuti", Radiodue, intervistato da Barbara Palombelli: «Veltroni non si rivolge a me perché ci conosciamo da anni e lui sa benissimo che il giorno in cui ritenessi che deve lasciare la carica di segretario, lo direi innanzitutto a lui e poi in pubblico. Sono spigoloso, ma del tutto diretto e franco. Non c'è il minimo dubbio che se non l'ho detto non lo penso. Io credo che Veltroni deve svolgere il suo mandato e nessuno deve insidiare il suo compito».BR La guerra di posizione insomma continua. Veltroni resta convinto che il governo Berlusconi sia in difficoltà e comincia a perdere consensi, ma anche che non tutti remino a favore all'interno del Pd. E ora alza i toni, e chiede un voto in direzione, per stanare chi scommette sul suo logoramento senza uscire allo scoperto.BR D'Alema replica assicurando che non cerca un cambio di segretario. Che non è questo il problema. «Più che fare conte interne - sottolinea infatti - dobbiamo vedere i problemi che abbiamo di fronte e non esorcizzarli dando la colpa a oscuri complotti. Queste sono risposte semplici, anche semplicistiche. Ma non è vero che è colpa di D'Alema, che dal Messico trama. Spiegazioni del genere mi dispiacciono, ma mi fanno anche un po' ridere».BR E la sua 'Red", aggiunge, non è una corrente, ma «un'associazione politico-culturale», anche se, ammette, «è molto difficile in un dibattito politico cosi inquinato e avvelenato fare capire come stanno le cose».BR A proposito di problemi reali, però, i primi che D'Alema elenca sono proprio quelli relativi alla costruzione del Pd. «Ci sono problemi non chiaramente risolti - sostiene - a cominciare dal fatto che dobbiamo discutere bene di cosa deve essere il partito, quali regole deve darsi, come deve governare i conflitti che esplodono in periferia». E per discutere, aggiunge, «c'è la Conferenza programmatica (a gennaio, ndr) e mi sembra ragionevole rispettare il calendario».BR Se insomma Veltroni alza i toni e cerca il chiarimento già il 19, D'Alema raffredda il clima e rinvia al nuovo anno il confronto sul programma. Perché, sottolinea, «il programma di un partito è anche parte della sua identità». E non c'è dubbio che fra le questioni programmatiche da affrontare ci sia quella della riforma elettorale su cui i due fratelli-coltelli del Pd sono tuttora distanti, e di conseguenza quella delle alleanze.BR Di certo, per il momento nessuno sembra intenzionato a mettere in discussione la leadership di Veltroni.BR Anche se un'incognita insidiosa viene dal fatto che la direzione cadrà all'indomani delle elezioni in Abruzzo. Se il Partito democratico dovesse perdere malamente (c'è anche chi teme lo spettro di un sorpasso da parte di Di Pietro) la segreteria di Veltroni subirebbe un duro colpo. Senza contare gli attacchi di Arturo Parisi, ormai nei panni del guastatore solitario, secondo cui più Walter Veltroni «grida basta, più alimenta il caos». E secondo cui «nessuna conta democratica è possibile» in quella Direzione che, a suo giudizio, Veltroni avrebbe nominato in contrasto con le norme dello statuto. Anna Finocchiaro si dice in ogni caso convinta che il tema del congresso anticipato «sparirà» dal dibattito. Tutti aspettano le europee, quella sarà la vera linea del Piave di Veltroni.BR

Andrea Palombi