Scuole al freddo, troppi guasti a Voghera

b VOGHERA./b b A lezione con la sciarpa, la giacca a vento e la speranza che i termosifoni si scaldino. Ieri liceo Galilei a far lezione, stoicamente, con 15 gradi in aula. I ragazzi dell'Ipsia Calvi, invece, quando sono entrati in classe e hanno trovato i termosifoni freddi hanno fatto dietrofront e sono tornati a casa quasi tutti. Nella sede di via Mussini del Maserati-Baratta tutto abbastanza regolare sebbene, specie in certe zone dell'edificio, non faccia proprio caldissimo. Qualche problema nelle scorse settimane c'è stato. Una volta c'era il «Giampi», il bidello, che regolava il termostato del riscaldamento.BR /b Ora che i custodi non ci sono più, perché costano troppo, le scuole si trasformano in freezer. Alle persone si sono sostituite le macchine, sonde che ogni tanto fanno cilecca pur essendo monitorate da una stazione di telecontrollo a chilometri di distanza. Un intervento umano è previsto: i presidi delle scuole superiori, di fronte a disfunzioni delle caldaie, devono inviare un fax. «Ma che fine fanno? E perché la Provincia paga per lasciare al freddo i nostri ragazzi?». Lo chiede il presidente del consiglio provinciale, Luigi Bassanese. «Da genitore e da esponente politico, mi piacerebbe davvero sapere perché il dirigente di piazza Italia non badi al rispetto dei contratti in essere. Sarebbe opportuno fare prevenzione. Se non lo fa chi di dovere, chiederò personalmente l'avvio di un monitoraggio della situazione riscaldamenti di tutte le scuole superiori». Il freddo in aula si trasforma in una bufera nel centrodestra. Si chiedono prese di posizione immediate, verifiche e messe a punto. «Qui c'è da capire se i collaudi sono stati fatti a dovere oppure un po' troppo di corsa»: Bassanese è come un fiume in piena. E a fargli eco sono i dirigenti scolastici, preoccupati. Anna Corbi, preside del Galilei, spende una parola d'encomio per i suoi ragazzi: «Sono stati bravi, ieri mattina hanno dato prova di grande maturità. Quando hanno trovato 15 gradi in classe avrebbero avuto tutto il diritto di tornare a casa, invece sono rimasti». Ma la scuola ha fatto quel che doveva per riportare su la colonnina di mercurio? «Beh, certamente, non stiamo mai con le mani in mano davanti a problemi che interessano ragazzi, docenti e personale. Oggi per i corridoi con sciarpe e cappotto c'eravamo tutti». I presidi tentano anche una spiegazione al freddo polare nelle classi: «Se il sabato i termosifoni si raffreddano e i locali stanno due giorni sotto zero o quasi, difficilmente in poche ore da domenica notte a lunedi mattina si riesce ad arrivare a 19-20 gradi. Non sono un tecnico - mette bene in chiaro Corbi - ma ipotizzo che il problema sia di facile lettura e confido che la Provincia farà tutto il possibile per evitare che si ripeta. C'è in vista un inverno che si preannuncia come uno dei più rigidi». Gravi problemi al riscaldamento, ieri, anche all'Ipsia Calvi dove i ragazzi hanno disertato le lezioni. In classe solo un drappello di coraggiosi. Gli altri sono tornati sui loro passi, mentre le famiglie chiamavano la segreteria dell'istituto del preside Bruno Crosignani per capire cosa stesse accadendo. Alle 8 gelo siberiano. La caldaia è entrata in funzione troppo tardi e non è riuscita a fare il miracolo dei 19 gradi. Ma già giorni fa l'impianto e le sonde avevano dato qualche problema. La sezione Meccanica si era ritrovata al freddo. La scuola ha chiamato l'azienda pagata per tenere monitorate le temperature e intervenire al bisogno. «Qui fa freddo», hanno spiegato dalla scuola. «Impossibile, qui la sonda mi dà 20 gradi...». Risposta: «Ah si, ma lei dov'è? Credo nella sala di telecontrollo, io sono qui col termometro e le posso assicurare che non ci sono affatto 20 gradi. Vi prego, intervenite». Storie di risvegli sottozero.BR bEmanuele Bottiroli /b