Beethoven con i Solisti di Pavia
PAVIA.Il primo decennio di Ludwig van Beethoven a Vienna, dove si era trasferito da Bonn nel 1792, fu segnato da una serie di successi professionali: prima come pianista virtuoso, poi anche come compositore di musica d'occasione nel solco di un artigianato di modello ancora settecentesco. Proprio da questa produzione sono stati estratti i due brani che costituiscono il programma dei Solisti di Pavia, la 'Serenata in re maggiore per violino, viola e violoncello op.8" ed il 'Settimino op.20", vero capolavoro dell'estetica di intrattenimento.
Probabilmente composta tra il 1796 e il 1797, la 'Serenata op. 8", anche se si tratta di una pagina 'leggera" rivela un'espressività studiata, non superficiale, che emerge dalla trasparenza e dalla solidità della scrittura. Secondo la concezione classica, anche questo lavoro è suddiviso in numerosi movimenti e si caratterizza per la presenza del medesimo tempo di Marcia a introduzione e conclusione, sorta d'ingresso e congedo. A essa seguono un 'Adagio" discretamente mozartiano, di serena espansione e dalle ampie volute melodiche affidato al violino, ed un 'Minuetto" in cui il sorriso si insinua attraverso la robustezza della costituzione ritmica. D'impronta estrosa la pagina successiva, che alterna sezioni 'Adagio" con altre di 'Scherzo", mentre un'altra concessione alla moda, l''Allegretto alla Polacca", è d'una piena giocondità danzante. L' ultima parte, con ripresa della Marcia iniziale preceduta da un 'Andante" con variazioni, che non disdegna il tono serio, riflessivo, rivelatore, è uno di quei commiati a cui Beethoven ricorrerà, con più o meno impegno, anche in altre opere posteriori.
Partitura emblematica poiché rappresenta l'ultimo significativo e consapevole omaggio del maestro di Bonn, a un mondo che consuma la musica placidamente, per diletto, come momento di ricreazione e ornamento del vivere, il 'Settimino" non è altro che il prologo, ovvero uno 'studio" tramite il quale raggiungere la padronanza della forma della sinfonia. E' come un 'esercizio" di stile, che ha come modelli le pagine di intrattenimento di Haydn e Mozart ed è vivificata da una scrittura copiosa e ispirata, pregevole per come sfrutta mirabilmente la timbrica strumentale, propone una generosa articolazione dei movimenti e quadri di incantevole eleganza, dall' 'Allegro con brio" iniziale, introdotto da un 'Adagio", al conclusivo 'Presto", che sfoggia un'inventiva ambiziosa, dove il violino ha un ruolo concertante, con tanto di cadenza. Questo brano rappresenta di quel giro di boa che affranca totalmente il compositore dall'accusa di epigonismo: una pagina 'classicizzante", verrebbe da dire, a tal punto che la sua fresca inventiva non di rado sarà equivocata come stato dell'arte del primo stile beethoveniano, 'corrotto" poi dal genio degli anni maturi.
I SOLISTI DI PAVIA, con Enrico Dindo, direttore e violoncello, Marco Rogliano, violino, Danilo Rossi, viola. Oggi (ore 21) a San Pietro in Ciel D'Oro di Pavia. Biglietti a 16 euro. Info: tel. 0382.371214.