LA JIHAD HA UN NUOVO BERSAGLIO IL NEO PRESIDENTE BARAK OBAMA

A due giorni dal feroce attacco di Mumbai, gli analisti si chiedono quale sia la paternità dell'orribile mattanza. La rivendicazione di sconosciuti Mujahidin del Deccan lascia tutti perplessi. Si parla della storica rivalità col Pakistan per attribuire a questo paese le maggiori responsabilità. Se non dirette, comunque legate all'incontrastato proliferare di gruppi radicali islamici che combattono per l'indipendenza del Kashmir come il Lashkar-e-Taba, che molto sangue ha provocato sul territorio indiano. C'è chi pensa ad uno schiaffo contro la nuova ricchezza sub-continentale di cui Mumbai è simbolo. Qualcuno non dimentica la terribile mafia indiana che avrebbe anch'avrebbe anch'essa tortuose ragioni per fare una strage. Ma sono ipotesi scolastiche. Chi ha ucciso 145 persone negli alberghi nella capitale economica dell'India, ha raggruppato in disparte i cittadini americani, inglesi, israeliani. Dunque, se pure non fa parte di Al Qaida è comunque ispirato dalla jihad proclamata da Bin Laden contro l'Occidente corrotto. Della stessa matrice culturale e politica sono le continue rivolte pakistane, che smentiscono le speranze riposte su questo paese dall'America di Bush. Si dice che gli aiuti militari destinati al governo di Islamabad finiscano dritti in mano ai Talibani dell'Afghanistan e a Bin Laden, che si vuole al riparo nei territori tribali di alta montagna. Ogni giorno si succedono agguati e azioni militari che delegittimano alla radice il governo di Kabul. Che dire poi dell'Iraq, dove in realtà nessun progresso si è compiuto e dove le cellule alqaidiste sono ancora vitali ed aggressive? Come giudicare il grande comizio dell'arruffapopoli sciita Moqtada al Sadr dove si è chiesto l'immediata partenza dei soldati americani da tutto il paese?
Il dato di fatto è che grazie alla politica del presidente Usa uscente, l'Asia centrale è stata finora attraversata e terremotata da fortissimi venti anti-occidentali, con i quali dovrà adesso misurarsi Barak Obama. Già, Obama il nero, il figlio di un padre fedele all'Islam, l'uomo che alimenta la speranza di un nuovo e più giusto ordine mondiale. Queste caratteristiche probabilmente lo rendono preoccupante per Al Qaida e per tutte le formazioni combattenti islamiche. Infatti grazie alla sua immagine e alle politiche che prefigura, la jihad contro l'America e gli infedeli rischia di perdere adesioni e sostegni anche economici dalla Umma, la comunità dei fedeli di Maometto. Già da adesso si vede che il prestigio del neo-presidente Usa è grande nei paesi poveri come nei paesi in via di sviluppo. Ha promesso di disinnescare la bomba irachena, si è impegnato a fare di tutto per risolvere il conflitto israelo-palestinese, ha giurato che catturerà Bin Laden. E Bin Laden gli risponde alzando la voce e assicurando per bocca di Al Zawahriri che Obama è un nemico dell'Islam, anzi un traditore della fede. Fino a che punto si spingerà l'offensiva destabilizzante di Al Qaida? Dopo quanto è accaduto a Mumbai c'è da temere anche, facendo i dovuti scongiuri, che una quarta guerra fra India e Pakistan, due paesi provvisti adesso di armi atomiche, sarebbe per il principe del Terrore una squisita ciliegia sulla torta per il ventesimo anniversario di Al Qaida.