E Casteggio chiese clemenza

CASTEGGIO. Oltre ad essere teatro, con la vicina Montebello, dello scontro all'arma bianca fra i reggimenti al comando del feldmaresciallo austriaco Ott e le truppe francesi agli ordini del generale Lannes, Casteggio dovette subire, il 10 giugno 1800, anche il saccheggio da parte dei vittoriosi soldati di Napoleone. Al punto da indurre l'allora sindaco Giulio Migliora e altri componenti dell'amministrazione civica a rivolgere una supplica a Bonaparte perchè cessassero ruberie e devastazioni.
La delegazione municipale incontrò Napoleone nei pressi del ponte sul torrente Coppa. La supplica (conservata nell'archivio storico del comune di Casteggio) si rivolgeva al primo console, «affine di poter ottenere a questa comunità qualche bonificazione o provvidenza non solo per il sofferto saccheggio dalle truppe francesi, quanto qualche diminuzione per le continue requisizioni od altro».
La battaglia, e la successiva scorreria dei soldati di Lannes, avevano ridotto la popolazione civile in un grave stato di prostrazione. Cosi, anche la seconda discesa oltralpe dell'armata napoleonica, all'alba del diciannovesimo secolo, si accompagnò a furti sistematici, requisizioni, prelievi forzati, appannando un poco l'aura di gloria che avrebbe circondato nei secoli successivi l'imperatore. Al povero sindaco Migliora toccò anche il compito di provvedere alla sepoltura dei morti, caduti in combattimento: la relativa nota spese quantificò in trenta le giornate di lavoro pagate «per scavare e seppellire cadaveri»; lo stesso Migliora annotò di suo pugno nel giornale tenuto su quei fatti: «10 giugno 180, alloggiati gli ufficiali chirurghi e medici della divisione Boudin, attesa la quantità dei feriti ed altri affari, ha stimato l'amministrazione di prendere in aiuto Pecorara e Castelli Luigi come periti nella lingua francese, e Giuseppe Antonio Marchesi, Francesco Priora scrivani». Sempre l'onnipresente Migliora, prese in consegna anche due cannoni francesi danneggiati e li inviò verso Pavia.
Gli austriaci, battuti a Casteggio e Montebello, furono costretti a ritirarsi in direzione di Voghera e da qui, incalzati dai francesi, proseguirono la marcia verso l'Alessandrino. Fino a Marengo, il borgo alla periferia della città fondata da papa Alessandro, dove Napoleone colse una delle sue più fulgide vittorie. Fu la carica del giovane generale Desaix, apparso all'improvviso sul campo di battaglia, e che avrebbe pagato con la vita il suo eroico gesto, a rovesciare le sorti della stessa, costringendo l'armata asburgica a una fuga precipitosa. Marengo decise le sorti della campagna d'Italia, e la penisola entrava con decisione sotto la sfera d'influenza francese.