«Dirigenti ed arbitri devono educare»
PAVIA.Sono stati sei i presidenti che hanno guidato il Centro sportivo italiano di Pavia dal 1945 (anno di fondazione) sino ad oggi. Il primo ad assumere l'incarico, dal 1945 al 1947, fu Carlo Corsico. Dopo di lui arrivarono Achille Buzzoni (dal 1947 al 1958), Italo Laudi (dal 1959 al 1964), il cavalier Romano Dini (dal 1965 al 1984), Sergio Contrini, che ha assunto l'incarico dal 1985 al 2000, Pietro Gatti, nel quadriennio 2000-2004, ed ancora Contrini che è stato recentemente riconfermato sino al 2012. La figura di Romano Dini assume un particolare rilievo nella storia del Csi provinciale. Componente del consiglio provinciale per oltre cinquant'anni, oggi ricopre il ruolo di revisore dei conti. «Sono entrato nel Csi nel 1949 - racconta Dini -. A quei tempi coltivavo una grande passione sportiva: voleva fare l'arbitro. Achille Buzzoni, allora presidente del Centro sportivo italiano di Pavia, mi convinse a scegliere un'altra strada: non più sui campi di calcio, ma dietro una scrivania. Cosi diventai segretario del Csi». Un lungo percorso all'interno dell'associazione sportiva cattolica pavese, iniziato subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e che continua ancora oggi. «Dopo l'incarico iniziale di segretario - spiega Dini - sono diventato vicepresidente vicario all'epoca della presidenza di Italo Laudi». Nel 1963 è arrivata la nomina a presidente del Csi di Pavia: un incarico ricoperto per quasi vent'anni, sino al 1983. «Gli amici mi hanno voluto riconfermare per sei mandati. Poi è subentrato Sergio Contrini, un carissimo amico al quale sono molto legato anche oggi». La lunga militanza all'interno del Csi gli è valsa dei riconoscimenti importanti. «La presidenza nazionale della nostra associazione - conferma Dini - mi ha voluto donare il 'Discobolo d'oro". Inoltre, nel 1969, sono stato insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica per avere avviato, insieme ad alcuni amici, l'attività sportiva del Csi dedicata ai giovanissimi». La prima preoccupazione di Dini, come dirigente del Centro sportivo italiano, è stata quella di garantire la possibilità di fare sport a ragazzi e bambini. «Ricordo ancora gli incontri tenuti a Piacenza e Milano, durante i quali si parlava proprio di questi argomenti. In un congresso nazionale svoltosi a Roma, dal titolo 'L'arcobaleno sport", ci ponemmo l'obiettivo di sviluppare sempre più attività sportive coinvolgendo il maggior numero possibili di tesserati». Un traguardo che è stato raggiunto, se si considerano le discipline che oggi rientrano nella programmazione del Csi nazionale e provinciale. «Quante notti abbiamo passato a discutere tra di noi, per organizzare i campionati», sorride Dini. «Abbiamo sempre insistito molto sull'importanza di realizzare un comitato lomellino. La formazione di dirigenti, tecnici ed anche degli stessi arbitri è stata, in ogni momento, al centro dei nostri sforzi: il loro primo compito resta anche oggi quello di essere gli educatori dei ragazzi. I giovani che vengono a giocare nei tornei del Csi devono trovare un ambiente ideale per crescere. La prima regola da seguire è riuscire a sorridere anche di fronte ad una sconfitta sul campo». (s.re)