Scienze politiche, la notte degli occupanti
PAVIA.Profumo di incenso e computer accesi. Dall'aula 6 occupata esce l'unica luce del cortile di Scienze politiche. Alle 22, lunedi sera, primo giorno di occupazione, Giovanni suona la chitarra, un gruppo gioca a carte. I caloriferi sono accesi.
Era una delle preoccupazioni dei ragazzi: svegliarsi di notte al gelo. Sono una decina quelli restano a dormire. La maggior parte sono di Scienze politiche. Micol e Sara sono anche coinquiline. E' difficile dare un identikit degli occupanti. Non appartengono tutti a un gruppo studentesco. Non hanno bandiere. Sono pochi i pavesi «di nascita», ma tutti sono figli adottivi di una città «piccola e tranquilla», che non soffoca come la vicina Milano. Giovanni ha 22 anni, laurea triennale in Scienze politiche.
Dall'hinterland milanese ha scelto Pavia, studia Cooperazione e sviluppo internazionale. Impegnato politicamente? «In me è cambiato qualcosa dopo il G8 di Genova», spiega. Si definisce un «militonto»,«quelli che hanno iniziato l'attività politica al liceo», che a Pavia seguono Fattispazio e Radioaut. Non rivela per chi ha votato, ma spiega la sua teoria: «Voto solo quando credo nelle persone che devo delegare». Non capita spesso. Federico, 23 anni, viene da Ascoli Piceno.
«Città piccola e di destra, che soffoca - spiega - L'ambiente dei giovani è da squadristi e questo si manifesta molto alto stadio. Se non segui la massa sei tagliato fuori. I ragazzi devono andare a studiare fuori, perché c'è solo Architettura». Federico ha scelto Perugia, Scienze naturali. Suona batteria, basso e chitarra. Ad Ascoli faceva combat folk, a Perugia suonava cover dei Pearl Jam. «Sono andato in Erasmus in Olanda - racconta - li ogni dettaglio funziona. L'università ti prepara gradualmente, prima lavori in gruppo poi in azienda». Si è laureato con una tesi sui sistemi informativi geografici. A Perugia gli avevano chiesto di restare, perché mancava qualcuno con le conoscenze che aveva acquisito in Olanda. Ci ha pensato. Difficile proiettare tutto il futuro all'estero, cosi come in almeno tre anni di dottorato a meno di mille euro al mese. Suo papà, operaio, gli ha sempre detto di cercarsi un lavoro nel settore pubblico, magari di insegnare.
«Ma hanno chiuso anche le Silsis - spiega Federico - non possiamo nemmeno insegnare». I sogni restano: diventare fotografo naturalista. Federico, al contrario di Giovanni, crede profondamente nel voto: «Voto sempre - dice - perché è un diritto e prima di noi c'è stato chi se l'è dovuto guadagnare». Anche Micol, 22 anni, alle ultime elezioni ha votato. «Pd, ma me ne vergogno, non c'erano alternative», spiega. Micol ha occhi da cui esce energia. Dopo la maturità ha passato un anno in Israele, tra volontariato e lavoro. «Quando sono tornata non sapevo bene cosa fare, ma l'idea di tornare a Milano mi faceva venire i brividi. Pavia è più vivibile». Vorrebbe lavorare all'estero. Intanto pensa alla laurea, al viaggio in Asia che seguirà.
Alle 23.30, per la sigaretta, i ragazzi escono in cortile. In aula non si fuma. Dentro restano la chitarra e i bicchieri di plastica con il nome scritto a pennarello, per non sprecarli. Si dorme nei sacchi a pelo, sul pavimento. Sveglia alle 7. Si apre il cancello, si comprano i giornali. Sul tavolo i ragazzi allestiscono la colazione «informativa». E' il buongiorno al secondo giorno di occupazione.
Marianna Bruschi