Davanti al ricordo dello stupro Rosa si mette a piangere


COMO.Questa volta no. Questa volta non ha sorriso, non ha guardato con fierezza verso la Corte che dovrà decidere del suo destino. Rosa Bazzi ha pianto davanti al ricordo dello stupro subito da piccola. Le lacrime sono scese copiose quando uno dei suoi avvocati, Enzo Pacia, ha parlato della violenza sessuale e della sua difficile infanzia.
Rosa si è rannicchiata su se stessa, ha portato le mani davanti agli occhi e si è disperata dentro la gabbia dell'aula di giustizia. Quasi remissiva, senza punte di orgoglio mostrate invece durante le altre udienze, la donna, accusata della strage di Erba, è apparsa fortemente turbata. Eppure l'accusa l'aveva già detto che Rosa Bazzi è in grado di recitare piangendo. L'ha fatto altre volte durante gli interrogatori. L'ha fatto per impietosire, ha detto il pm Astori.
Ma le lacrime le sono scese anche quando l'avvocato ha parlato degli indizi, in particolare della macchia di sangue sull'auto e il riconoscimento del sopravvissuto Mario Frigerio, e poi ancora quando ha puntato il dito contro gli inquirenti, rei, a suo dire, di aver estorto la confessione di Olindo Romano. Quando Rosa sente il nome di suo marito crolla ancora, il pianto non lo nasconde. L'avvocato inforca una strada impervia per dire che l'imputata era terrorizzata perché pensava che «torturassero» Olindo per farlo parlare, per fargli dire ciò che non voleva. «Rosa Bazzi è una ragazzina debole», incalza l'avvocato, «una creatura che ha bisogno di essere protetta».
Rosa, dentro la gabbia, non sembra neppure una donna adulta: piccola, con i capelli corti e gli occhi spauriti.
Un'immagine che cozza con quella di un'assassina. «Rosa e Olindo si sono sentiti amati solo dalle rappresentanze di polizia giudiziaria», ha detto Pacia mentre la donna si asciugava il viso, «solo loro hanno mostrato grande umanità nei confronti di quelli che vengono definiti 'i mostri di Erba"». (r.r.)

dall'inviata