Accampati nello scheletro della vergogna
PAVIA.Una capanna costruita con pannelli di legno e polistirolo, con dentro tre giacigli di fortuna e una targhetta, con il nome del 'padrone" di casa, un romeno, sull'ingresso. Il degrado nel degrado. Perché la baracca, scovata dagli agenti della volante su segnalazione di alcuni cittadini, è stata costruita all'interno dell'area destinata al Parco tecnologico, tra via Ferrata e via Abbiategrasso. Uno scheletro di ferro costato diversi miliardi di lire e mai terminato. I piloni di metallo sono, da anni, sostegno delle piante rampicanti e dei rovi, ma anche riparo per i derelitti. La struttura, di diversi metri quadrati, è stata realizzata da una società pubblica controllata dalla Provincia. Il centro di propulsione delle innovazioni e delle imprese, come era nelle intenzioni, non vi ha mai trovato posto. I finanziamenti, prima consistenti, a un certo punto si sono interrotti. La struttura non è mai stata terminata, ma è rimasta in piedi. Abbandonata a se stessa. Chi frequenta la zona, studenti e professori universitari, da qualche tempo avevano notato movimenti strani, all'interno. I poliziotti hanno deciso, l'altro ieri, di vederci chiaro e hanno provveduto a fare dei controlli. In un angolo dell'edificio era stata ricavata una capanna. Con pochi pannelli di polistirolo e legno, e filo di ferro per tenere insieme le 'pareti". I poliziotti sono entrati nella baracca e hanno trovato tre letti, con materassi in cattive condizioni e qualche coperta. Pochi oggetti personali. In 'casa" non c'era nessuno, ma sull'ingresso gli agenti hanno trovato la scritta 'Eu-Kin-Fi Valentin", forse il nome del padrone di casa, romeno. La polizia non ha potuto fare altro che stilare una relazione sull'accaduto. La baracca sarà presto demolita, ma questo non servirà a ridare splendore a un edificio da troppo tempo abbandonato. (m. fio.)