«Era un brontolone dal cuore d'oro»

PAVIA.La camera ardente è stata allestita prima di sera al secondo piano della clinica Chirurgica. Nell'aula didattica dove il padre, il professor Francesco Paolo Tinozzi, ha insegnato a generazioni di allievi. Primario illustre e stimatissimo della Chirurgia pavese. La direzione del policlinico, in accordo con la facoltà di Medicina dell'Università, ha proposto alla famiglia di accogliere li la salma, in un luogo a lui caro. E in ospedale saranno celebrati anche i funerali, probabilmente domattina. Poi la salma verrà accompagnata in Abruzzo, regione dalla quale il professor Stefano Tinozzi proveniva e dove era nato il 4 agosto del 1943. «E' stato un evento acuto e improvviso, che ha spiazzato gli stessi cardiochirurghi e tutti noi - racconta il professor Carlo Bianchi che ha lavorato al fianco di Tinozzi per 25 anni - Ci lascia un po' smarriti, qui in reparto. Mercoledi si era ripreso. Aveva concordato il trasferimento a casa, perchè la fase acuta sembrava superata. Sabato voleva tornare in clinica e medicare i pazienti che aveva operato. Non potendo, aveva allora garantito che sarebbe rientrato lunedi. 'Non possiamo rinviare gli interventi programmati" mi ha detto con la solita determinazione». In clinica trascorreva giornate intere. «Era uno dei primi ad arrivare al mattino, alle 8 meno venti era già in clinica - ricorda Bianchi - E andava via la sera, dopo le 19, facendoci a volte la sorpresa di comparire dopo cena per vedere qualche paziente. Era un burbero buono, un grande brontolone con un cuore di bambino».
Tinozzi era anche uno dei cattedratici più anziani. Direttore della scuola di specialità in Urologia, un incarico che fu di Paolo Marandola. «La drammatica notizia ci è giunta nel corso di una commissione permanente per i rapporti con le strutture sanitarie - spiega il professor Alberto Calligaro, preside della facoltà di Medicina -. E' stato un brutto colpo per tutti. Lascia un vuoto sia per la sua esperienza, il suo ruolo di chirurgo, sia come direttore della scuola di specialità, che ricopriva ormai da cinque anni. Tinozzi era una presenza assidua, tanto per i pazienti quanto per i suoi tanti studenti». (m.g.p.)