Scienze politiche è passata all'occupazione
PAVIA. Le porte dell'aula 6 di Scienze politiche si aprono come ogni mattina, ma un cartello appeso al muro dà una piega diversa alla giornata: l'aula è occupata. Ieri anche a Pavia l'Onda ha dato una svolta alla mobilitazione. L'aula che gli studenti avevano ottenuto dal preside di facoltà come spazio da usare tutti i pomeriggi, da ieri è punto di ritrovo per portare avanti la protesta contro la legge 133. Ma è anche una critica all'ateneo, per la mancanza di uno spazio autogestito dagli studenti. E cosi ieri sono iniziati i primi turni per dormire in università e pensare alle attività della settimana.
Un'occupazione che arriva dopo la richiesta di uno spazio. Concesso, ma che per i ragazzi non è sufficiente. «Rispetto al primo mese c'è stato un po' di rallentamento - spiegano Giovanni e Sara Gennari, delegati di Scienze politiche - per il tempo, perché è periodo di esami. Ma sono state coinvolte persone nuove, al di là dei volti nuovi, che partecipano attivamente». Il percorso che ha portato all'occupazione è iniziato il 30 ottobre, il giorno dei 5mila in corteo, quando una settantina di universitari hanno deciso di entrare nell'aula E di Scienze politiche e di chiederne la gestione. Almeno per la settimana di pausa didattica. Poi l'Onda si è spostata in aula 6, di fianco al bar dell'università. Il preside di facoltà, Fabio Rugge, ne aveva concesso l'uso dalle 16, spostando le lezioni in altre aule per quella fascia. «Ma c'è stata chiusura sul dirottare tutte le lezioni in aule di altre facoltà - spiegano i due delegati -. Non bastano le ore dell'aula 6, ci serve un posto fisso. L'idea è di rilanciare la mobilitazione perché dopo la manifestazione di Roma devono cambiare le modalità. Le motivazioni della protesta continuano, il decreto è solo un contentino». Dalla Sapienza occupata arriva il modello dell'occupazione pavese. Anche se è solo un'aula le regole sono le stesse: rispetto per la struttura e controllo su chi dorme in università. Gli studenti vogliono che l'aula 6 diventi uno spazio per tutte le facoltà. Da aprire, eventualmente, alla città. Ma il preside Rugge è rimasto deluso dalla decisione dei suoi ragazzi. «Non ho avuto nessuna comunicazione, nonostante ci siano stati molto colloqui per assegnare gli spazi - spiega il preside -. Da parte mia c'è disponibilità a dialogare e a trovare soluzioni utili alle esigenze utili. Sono rimasto un po' deluso, perché avevo l'impressione che i ragazzi capissero che c'è un nostro impegno forte a mantenere la qualità della didattica, fatta anche di un uso armonico degli spazi. Noi questo lo facciamo da prima dell'Onda. E continueremo a farlo anche dopo». Davanti a un'aula occupata come si comporta la facoltà? «Gli studenti hanno scelto di non parlare più con me - dice Rugge - di muoversi autonomamente al di là di cosa avevamo negoziato. Sarà il rettore a stabilire ciò che ritiene debba essere fatto. Per conto mio mi sono domandato perché questo disagio va procurato proprio a Scienze politiche».
Marianna Bruschi