Giornalista libero, compagno scomodo
ROMA. E' morto ieri mattina a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Aveva 78 anni, essendo nato a Roma il 4 marzo 1930. Militante del Partito Comunista, poi di Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti, Curzi è stato storico direttore del Tg3 alla fine degli anni '80, quindi direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista Liberazione». Attualmente era consigliere d'amministrazione della Rai, di cui per tre mesi - in attesa della nomina del presidente da parte della Commissione di Vigilianza - era stato anche presidente, in quanto consigliere anziano.
Nel primo pomeriggio è stata allestita in Campidoglio la camera ardente. Qui domani si terranno i funerali con cerimonia laica. Accanto al feretro di Sandro Curzi i suoi familiari e alcuni giornalisti che negli anni hanno lavorato al suo fianco. Alcuni giovani calciatori della categoria 'allievi' della Lazio, squadra di cui il giornalista era da sempre tifoso, hanno reso omaggio alla salma lasciando un gagliardetto della squadra a lutto. Una maglietta della Lazio è stata infine regalata alla vedova, Bruna Bellonzi. «Sono molto contenta che tante persone siano venute qui per l'ultimo saluto a Sandro. Nemmeno mio marito se lo sarebbe mai aspettato. E questo mi consola un po'». ha detto la moglie.
Il mondo della politica e dell'informazione ha ricordato con commozione, in decine di messaggi, la figura di Sandro Curzi. Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «è stato uomo di schietta passione politica e di sempre viva non comune cordialità umana. Le aspre polemiche che lo coinvolsero nel periodo della sua massima responsabilità giornalistica non lo indussero mai ad astiose chiusure nè ad alcuna attenuazione della sua autonomia di giudizio e del suo senso delle istituzioni».
di Maria Berlinguer
ROMA.A Michele Santoro che era andato a trovarlo nella sua casa di Rione Monti, dove era tornato dopo l'inutile ricovero in ospedale, lo aveva detto chiaro: «Questa volta non ce la faccio». Poi si era infervorato a discutere di politica e attualità, come sempre.
E già perchè Sandro Curzi, partigiano comunista e resistente a tredici anni, una vita a cavallo tra l'impegno politico e giornalismo, era un uomo capace di affrontare la vita con coraggio. E con passione. Una passione che non sconfinava mai nel fanatismo.
Il grande pubblico lo ricorderà come il padre di Telekabul, il Tg3, ribattezzato cosi da Giuliano Ferrara. Lo diresse dal 1987 al 1993, quando in piena bufera tangentopoli alla Rai sbarcarano i cosiddetti professori, che in omaggio al rinnovamento, chiesero la sua testa.
Curzi si dimise, non senza aver provato a resistere. «Un giornale non è niente se non riesce ogni giorno a discutere con il suo pubblico», disse nell'ultimo editoriale, ringraziando la Rai che lo cacciava perchè «non avremmo potuto tener testa alle pressioni di politici arroganti e alle invidie agli intellettuali saccenti senza la Rai». Furono molti infatti a protestare per le dirette dalle piazze, il Santoro prima maniera di «Samarcanda» e «Il rosso e nero», lo sdoganamento di cassintegrati, operai, movimenti. Con la sua stagione anche il Movimento sociale e la nascente Lega Nord arrivano per la prima volta alla ribalta televisiva. I politici della maggioranza di allora, quelli del Caf, chiedono la sua testa ma il pubblico lo premia: Curzi entra quando il Tg3 ha il 2% di ascolto, lo lascia al 20%. La Rai resterà nel suo cuore. E come in ogni destino che abbia un senso Curzi ci tornerà come consigliere, diventandone persino presidente protempore nel 2005.
L'intesa vicenda umana e politica di «Kojak», cosi lo chiamavano affettuosamente per la «pelata» identita a qualla del tenente tv, cominincia prestissimo. A tredici anni è partigiano, a 14 gli viene eccezionalmente concessa la tessera del Pci. A 19 anni è chiamato da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista. E proprio su L'Unità, ancora clandestina, esce il suo primo articolo nel quale racconta la storia di uno studente ucciso da repubblichini. I primi passi nel giornalismo li muove a «Gioventù nuova». Ne diventa caporedattore. Poi passa a «La Pattuglia», rivista per la quale lavora anche Gillo Pontecorvo. Inviato nel '51 in Polesine per raccontare l'alluvione, ci resta come segretario della Fgci. Nel '59 approda a L'Unità. Nel '60 è in Algeria a seguire le fasi dell'indipendenza e intervista il capo del Fronte nazionale di liberazione, Ben Bellah. Diventa direttore dell'Unità. Poi passa come vice direttore a «Paese sera». E' la stagione del '68 e della strage di piazza Fontana.
In Rai arriva vicendo un bando di concorso per giornalisti di «chiara fama» disposti a lavorare come redattori semplici alla metà degli anni '70. Collabora con Sergio Zavoli al Gr1. Nel '76 con Biagio Agnes e Alberto La Volpe dà vita alla terza rete Rai. Biagio Agnes è direttore del Tg3, Curzi il suo vice. La stagione di viale Mazzini si chiude nel '93. Lo chiama Telemontecarlo. Curzi direttore fa sognare il terzo polo televisivo. Telesogni finisce con l'ingresso di Vittorio Cecchi Gori che lo licenzia.
La diaspora della sinistra vede Curzi schierato con Bertinotti. Rifondazione lo nomina direttore di «Liberazione», il quotidiano del partito. Curzi ci resta dal 1998 al 2005. Infine il ritorno in Rai come consigliere di amministrazione. Sul suo nome convergono i voti di Rifondazione, Verdi e sinistra del Pds. Per Sandro è un ritorno a casa. Un ritorno che non si aspettava e che vive come una mezza rivincita su chi in nome del ricambio, lo ha spinto quindici anni prima a fare le valige.