Frascarolo, picchiato e rapinato in casa
FRASCAROLO. Calci, pugni e un colpo alla testa con il calcio della pistola, per 500 euro di bottino. Nella cucina di Gianfranco Chiabrera, 67 anni, l'altra sera alle 20 sono entrati tre uomini, la faccia in parte coperta da cuffie di lana. Scavalcando il muro del cortile sul retro dell'abitazione di via Sampietro 10, in centro paese, sono passati da una porta rimasta aperta. «Ero in salotto a guardare la televisione. Sento dei rumori, vado a vedere e me li trovo davanti», dice il pensionato che non è sposato e vive solo. Da ieri è ricoverato in Ortopedia all'ospedale di Vigevano: cadendo a terra sotto i colpi dei banditi si è fratturato il braccio sinistro. Gli hanno chiesto dov'erano i soldi, lui ha negato di averne in casa. «Sono diventati ancora più cattivi».
«Mai avuta tanta paura in vita mia», racconta. Figlio unico, ex operaio della raffineria di Sannazzaro, dopo la scomparsa della madre Chiabrera ha vissuto con uno zio sarto, morto qualche anno fa, nella casa di via Sampietro. Cucina e salotto a piano terra, due camere al primo, nulla di valore fra i vecchi mobili. Ieri era un campo di battaglia: il contenuto di armadi e credenze sparso in giro, e la domestica a ore Anna Maria Frassacarro, 74 anni, che si disperava cercando di mettere ordine. «Un uomo solo, anziano e con poca salute. La vittima perfetta: devono averlo scelto con cura». I tre banditi - forse con un quarto che aspettava sull'auto pronta per scappare, facendo da palo - sono passati dal retro scavalcando un muro di cinta largo un paio di metri. Nel terreno molle per le piogge recenti ieri c'erano ancora le orme. In cucina la porta era aperta - come è abitudine di Gianfranco Chiabrera, che la chiudeva a chiave solo andando a dormire - e sono entrati. «Alti un metro e 70, ben piazzati»: la vittima li descrive cosi. «Parlavano italiano senza accento particolare, ma forse erano stranieri». Ai carabinieri - indagano la stazione di Mede e il nucleo operativo della compagnia di Voghera - ha parlato di carnagione scura, per la porzione di viso che ha visto e le mani dei banditi. O magari avevano i guanti, per non lasciare impronte, e la paura ha confuso il pensionato.
Un fatto è certo: erano agitati e violenti. «Mi hanno picchiato ancor prima di parlare e minacciato con una pistola, almeno credo». Arrivati al piano di sopra, «siccome non dicevo dov'erano i soldi, mi hanno spinto e dato calci mentre ero a terra». Alla fine i contanti li hanno trovati lo stesso: «500 euro nascosti in un cassettone, nella camera da letto di mia madre». Hanno preso anche un orologio da uomo in acciaio. Un quarto d'ora di terrore, poi se ne sono andati. «Non riuscivo ad alzarmi, mi sono messo a urlare». Qualcuno che passava in strada alla fine ha sentito. Sono arrivati i militari coordinati dal maresciallo Giovanni Napoli, e la Croce Rossa di Mede mandata dal 118. Nessuno dei vicini di casa avrebbe visto o sentito partire una macchina: i rapinatori hanno fatto a piedi i primi metri di fuga, uscendo comunque dalla porta d'ingresso che il pensionato ha sentito sbattere.