Il Papa: «Equilibrio nel curare i bimbi»
CITTA' DEL VATICANO.L'Italia è concentrata sulla sorte di Eluana dopo la decisione della Cassazione che autorizza a staccarle la spina e il Papa chiede per i bimbi malati gravi «equilibrio» tra «insistenza e desistenza» nelle terapie, per non rinunciare alle cure e non cadere nell'accanimento.
Benedetto XVI ammonisce anche sui «rischi di sperimentalismo» che la medicina corre nel delicato settore della cura ai pazienti più piccoli. Occorre, spiega, tutelare con «tenerezza umana» la «dignità» che ogni essere umano ha, già nel grembo materno e anche se debole allo sguardo dell'uomo.
L'occasione per l'intervento è data al Papa dalla conferenza internazionale sulla cura dei bambini malati organizzata dal «ministro della Sanità», cardinale Javier Lozano Barragan, e conclusasi oggi in Vaticano. «La ricerca medica - rimarca il Papa nella udienza ai partecipanti alla conferenza - si trova talora di fronte a scelte difficili quando si tratta, ad esempio, di raggiungere un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica per assicurare quei trattamenti adeguati ai reali bisogni dei piccoli pazienti, senza cedere alla tentazione dello sperimentalismo. Non è superfluo ricordare - commenta papa Ratzinger - che al centro di ogni intervento medico deve esserci sempre il conseguimento del vero bene del bambino, considerato nella sua dignità di soggetto umano con pieni diritti. Di lui pertanto occorre prendersi cura sempre con amore, per aiutarlo ad affrontare la sofferenza e la malattia, anche prima della nascita, nella misura adeguata alla sua situazione».
Nel discorso ai convegnisti cattolici papa Ratzinger invita quindi le «nazioni ricche» a impegnarsi per i bimbi malati di Aids e per i piccoli orfani nel mondo. Pensando «soprattutto ai piccoli orfani o abbandonati a causa della miseria e della disgregazione familiare», «ai fanciulli vittime innocenti dell'Aids o della guerra e dei tanti conflitti armati in atto in diverse parti del mondo», «all'infanzia che muore a causa della miseria, della siccità e della fame», ricorda che «la Chiesa non dimentica questi suoi figli più piccoli e se, da un lato, plaude alle iniziative delle Nazioni più ricche per migliorare le condizioni del loro sviluppo, dall'altro, avverte con forza il dovere di invitare a prestare un'attenzione maggiore a questi nostri fratelli, perchè grazie alla nostra corale solidarietà possano guardare alla vita con fiducia e speranza». Visto «l'impatto emotivo, dovuto alla malattia e ai trattamenti» spesso «particolarmente invasivi», al piccolo deve essere assicurata la «comunicazione costante con i familiari». E, considerando anche la sofferenza dei genitori, «l'aspetto sanitario e quello umano non vanno mai dissociati».
Infine nel mondo, e specialmente nei «Paesi meno fortunati», «la sfida è oggi scongiurare l'insorgenza di non poche patologie una volta tipiche dell'infanzia e, complessivamente, favorire la crescita, lo sviluppo e il mantenimento di un conveniente stato di salute per tutti i bambini».