Gropello, qui il Parco è un valore aggiunto
GROPELLO. Vincoli di tutela ambientale uguali a opportunità: all'azienda agricola San Massimo - 550 ettari nel cuore della valle del Ticino a vocazione cerealicola e boschiva, l'equazione vale. L'appartenenza al Parco non un limite, ma un punto di forza: 9mila quintali l'anno il riso prodotto e venduto in Italia in parte con il bollino del Parco, a certificazione di un'eccellenza ecosostenibile. Riso, mais e orzo da biologico che hanno visto triplicare la domanda di mercato in pochi anni. Oggi l'azienda, che dà lavoro a quattro persone e fa vendita diretta, guarda all'Europa.
In cantiere, infatti, c'è l'idea di esportare riso là dove la sensibilità ecologica dei consumatori sembra più spiccata. Alla San Massimo la tutela della biodiversità degli ecosistemi crea un ambiente ricco, tra risorgive, caprioli, fagiani, aironi, alberi secolari e da frutto in un contesto in cui i campi di cereali si intervallano al bosco, sui confini di una volta. I prodotti della terra ci guadagnano, spiega il responsabile dell'azienda Dino Massignani, non solo in termini di qualità e bontà ma anche dal lato dell'immagine percepita dal mercato: «Ecco perché per noi appartenere al Parco del Ticino è un valore aggiunto - sottolinea -. I vincoli comunitari e regionali che il Parco applica si traducono in scelte aziendali ben precise, che danno un ritorno imprenditoriale: dall'utilizzo dei fitofarmaci (pochi e solo alcuni) al divieto di uso dei diserbanti sulle ripe, che vengono sfalciate in precisi periodi dell'anno, fino alla tutela della vegetazione spontanea. Siamo quasi del tutto all'interno di un Sic (Sito di interesse comunitario), di cui 100 ettari a Zps (Zone di protezione speciale): qui si punta sul mantenimento e sulla valorizzazione della flora e della fauna autoctone, in quanto si estende per 180 ettari l'ontaneto più vasto d'Europa». Un tipo di agricoltura multifunzionale e sostenibile, quella della San Massimo, che produce reddito e che tutela e mantiene l'ambiente, sia rurale, sia boschivo, in pieno Parco del Ticino. Di agriturismo non se ne parla: «L'ambiente è incontaminato, gli animali selvatici: se apri a grossi flussi di persone rischi di sballare l'equilibrio. È la nostra filosofia di fondo». Alle scuole e ai piccoli gruppi invece «apriamo volentieri i percorsi che rientrano nel circuito di Fattoria didattica, c'è un osservatorio in mezzo al bosco da dove osservare la natura». L'azienda collabora con l'università di Pavia e con il Parco su vari progetti di ricerca: l'ultimo in ordine di tempo ha lo scopo di verificare la presenza della martora, mentre in passato vennero svolti controlli sulla diffusione dell'aviaria. Ci sono inoltre recinti per il ricovero degli animali feriti, trappole non invasive per le nutrie, punti di osservazione sulla vecchia costa del fiume. Mentre gli alberi da frutto servono a frastagliare i filari e a cibare gli uccelli migratori. L'attività venatoria è ammessa poiché compatibile con il sito ed è gestita dal Consorzio di gestione di caccia, che «contribuisce notevolmente alla manutenzione del territorio». Di tanto in tanto le distese di cereali. «Chi prova i nostri prodotti torna a trovarci: c'è chi fa più di 500 chilometri per il riso con il marchio del Parco del Ticino».
Simona Bombonato