L'Università invade Roma, sit-in a Montecitorio
ROMA. L'Onda si è presa tutto. Ha circondato Palazzo Chigi, ha picchettato il Senato, ha occupato via del Corso, ha preso d'assedio Montecitorio dove alla fine, tra cori, fischi e fumogeni, alcuni ragazzi si sono spogliati restando in mutande sotto gli occhi degli agenti in assetto antisommossa che a centinaia blindavano i palazzi del potere. Gli universitari e i lavoratori della scuola confluiti a Roma per protestare contro la riforma Gelmini hanno tenuto in scacco il centro dalle dieci del mattino alle cinque del pomeriggio.
Un mare di laureandi, ricercatori, precari appartenenti alle tantissime facoltà degli atenei in lotta. Un mare di gente (mezzo milione secondo gli organizzatori, centomila secondo la Questura) arrivata con ogni mezzo per partecipare ai tre cortei previsti: tre fiumi di ragazzi che tra slogan, striscioni e libri-scudo in gomma piuma hanno attraversato la città per concentrarsi a Piazza Navona, sotto il palco allestito dalla Cgil e dalla Uil, e ribadire che senza cultura non esiste futuro.
Gli studenti medi e gli universitari partiti dal Piazzale della Sapienza e da Roma Tre, però, come avevano promesso hanno tentato l'assedio al Parlamento. Cosi, all'altezza di Piazza Venezia, il grosso del corteo ha abbandonato il percorso autorizzato e a piccoli gruppi si è diretto verso Piazza Colonna e Piazza Montecitorio, il cuore di una zona rossa ridotta al minimo ma robustamente protetta da più di un cordone di celerini e di blindati pronti a muovere.
Centinaia di studenti sono quindi riusciti ad arrivare a poche decine di metri dall'ingresso della Camera dei deputati. E sotto le finestre del palazzo hanno gridato slogan e sfottò contro Berlusconi, Tremonti, la Gelmini e Brunetta «il fannullone». Tra i più gettonati: «Berlusconi stai calmino senza ricerca avresti il parrucchino» e «Siamo tutti antifascisti».
In piazza è volato anche qualche slogan diretto agli agenti. «Rispettiamo solo i pompieri», hanno scandito i ragazzi che già a Via Cavour avevano dedicato un applauso provocatorio agli agenti del V Reparto Mobile, già protagonista del G8 di Genova 2001. Ma la polizia è rimasta impassibile anche di fronte allo spogliarello improvvisato da alcuni ragazzi, rimasti letteralmente in mutande «come la scuola pubblica». E non ha mosso muscolo nemmeno quando un writer armato di bomboletta rossa si è arrampicato su una grondaia e ha scritto «no alla 133» sul muro di un palazzo che affaccia sulla piazza.
Quasi in contemporanea un'altra ondata di studenti ha «preso» Palazzo Madama, sede del Senato. Un picchetto improvvisato dagli studenti delle Accademie delle Belle Arti che prima di andarsene (e dopo avere paralizzato il traffico del Lungotevere per oltre un'ora) hanno lasciato all'ingresso del Senato una bara di cartone nero: «Qui giace la Pubblica Istruzione».
«L'Onda che non si cavalca» si è ritirata dal centro soltanto nel tardo pomeriggio. Ma sulla via del rientro al quartiere generale della Sapienza, in vista del Colosseo e poi di nuovo in prossimità del Verano, ci sono stati nuovi pesanti blocchi del traffico che hanno messo a dura prova i nervi dei vigili urbani e la proverbiale pazienza dei romani. A schierarsi con gli studenti, che stamane si ritroveranno alla Sapienza per un'assemblea generale di due giorni, sono però in tanti. «Ragazzi, siete l'ultima speranza», recita uno striscione che qualcuno, a largo Argentina, ha appeso al balcone.
Ma la protesta, ieri, ha tenuto banco in moltissime città. Gli universitari sono scesi in piazza a Milano, a Cagliari, a Trento, a Bolzano, a Catania, a Genova e in numerosi altri centri. Come uno tsunami l'Onda ha raggiunto anche Parigi, Bruxelles, Stoccarda, Copenhagen e Barcellona dove centinaia di italiani, tra studenti di Erasmus e cervelli in fuga, hanno tenuto sit-in di protesta.