Tiro dinamico, pavese mondiale

PAVIA. La nazionale italiana di tiro dinamico sportivo domina i mondiali di Bali. Gli azzurri erano guidati dal pavese Gavino Mura, vice presidente della federazione, nonché direttore tecnico e atleta lui stesso del team pavese «Infinity Italian Team-Gran Master» di cui è presidente.
Mura è conosciuto a Pavia come contitolare dell'Armeria Fracassi in Strada Nuova. Ai mondiali di Bali, ha conquistato l'oro nella Senior Modified. «E' stata la spedizione più vincente della nostra storia - spiega -. Sono contento perché ha brillato anche la nostra società di Pavia. Oltre al mio titolo mondiale abbiamo vinto un argento con la giovane promessa Paolo Montera, di 20 anni, nella gara juniores Standard». Non è stato facile andare a Bali. «Abbiamo avuto una procedura lunga con il Ministero dell'Interno - spiega Mura -. Le nostre pistole sparano proiettili veri e quelle zone sono considerate a rischio. Ma alla fine i nostri sforzi sono stati premiati. Siamo stati perfetti. Per quanto mi riguarda, le premesse non erano buone perchè agli Europei disputati prima di Bali ero arrivato secondo, battuto da uno spagnolo: ai mondiali però io ho vinto e lui è arrivato terzo». La società pavese, di cui Mura è presidente, conta una quarantina di iscritti, che però non possono allenarsi sul territorio. «Il tiro dinamico è in costante evoluzione, ma nel Pavese non ci sono poligoni di allenamento, solo quelli tradizionali per la mira. Dobbiamo spostarci nel Milanese o a Brescia. Il progetto di crearne uno nel Pavese è da tempo sul tavolo: avremmo individuato le aree disponibili, ma avere i permessi è una procedura lunga. Questa è una disciplina complessa e affascinante, non basta avere una buona mira per eccellere: occorrono corsa, colpo d'occhio, riflessi e velocità di esecuzione, oltre al fatto che bisogna saper maneggiare l'arma, che è pesante, e controllarne il rinculo perchè si devono sparare due colpi per ogni bersaglio». Il futuro riserva due progetti. «Il primo - chiude Mura - è che affiancando alla pratica tradizionale la versione 'softair" si potrà lavorare su quel settore giovanile che fino a ieri in Italia era impossibile. Inoltre la nostra federazione rientrerà nel Coni: quindi potrebbe capitare che io non possa più essere sia vicepresidente che direttore tecnico della nazionale, ma dovrò scegliere». Maurizio Scorbati