Ghersetti, ci vuole pazienza
VIGEVANO. Sbuffa, si arrabbia, vorrebbe spaccare il mondo e caricarsi la squadra sulle spalle, ma alla fine Mario Ghersetti si arrende alla pazienza che dovrà portare ancora per qualche settimana per tornare ad essere «SuperMario».
«Sono molto determinato, ma ancora le gambe non mi rispondono come vorrei», riflette il gaucho di Vigevano. Il suo miglioramento vistoso è emerso anche nella partita persa malamente domenica dalla Miro Radici a Quiliano con Vado Ligure. «Abbiamo giocato male e basta - taglia corto Ghersetti - . Non dovrebbe capitare, però è cosi. Abbiamo difeso male fin dall'inizio e in attacco abbiamo faticati, la palla non voleva entrare nemmeno nei tiri non forzati».
Un paio di scivolamenti usando il piede perno con maestria sulla linea di fondo, ancora qualche fallo di troppo, compreso un tecnico. «Stavo parlando con la mia panchina, gli arbitri non c'entravano - spiega il gaucho - . Fa niente, rientra tutto in una domenica storta, da dimenticare». Anche perché incombe la partita di domenica con Treviglio al palaBasletta, dove Vigevano riabbraccerà i suoi tifosi, che a Quiliano erano 250 almeno e che hanno continuato a incitare la squadra anche quando il tabellone segnava distacchi da partita ampiamente compromessa. «Loro sono stati fantastici come sempre e ci dispiace non aver potuto regalare loro un'altra soddisfazione. Proviamo a rifarci subito, ma Treviglio è un'avversaria difficile - spiega Ghersetti - . Dovremo giocare una partita di grande concentrazione, difendendo molto forte perché è da li che si costruiscono le vittorie. E' ovvio che segnando 60 punti diventa difficile vincere, soprattutto in trasferta».
Il primato di Vigevano è durato solo lo spazio di una settimana, ma Ghersetti non si cruccia. «Vale il discorso che avevamo fatto la domenica precedente dopo aver battuto in casa Omegna ed essere saliti in testa - dice il lungo 27enne - . Non bisogna guardare la classifica, né quando si vince, né tanto meno dopo una sconfitta. Bisogna lavorare sodo sapendo, come è successo a Quiliano, che la A dilettanti è durissima».
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