Setola, caccia al basista che lo aiutò a evadere
PAVIA. «Pavia è una città tranquilla: si può immaginare che il ricercato sia riuscito a evadere con una certa facilità. Noi stiamo cercando di capire chi, proprio a Pavia, lo abbia aiutato». Il 'ricercato" è Giuseppe Setola, il boss della camorra evaso ad aprile da un appartamento in centro e ora latitante. A parlare invece è Franco Roberti, procuratore aggiunto di Napoli e coordinatore del pool anticamorra. Roberti conferma che le indagini su quell'evasione non si sono mai fermate. Si cerca il basista. Documenti sono stati acquisiti anche dalla clinica dove Setola si è fatto curare.
La latitanza di Giuseppe Setola non comincia con la strage di Castelvolturno, in cui restano uccisi sette immigrati africani, ma parte qualche mese prima, da un rigo di diagnosi. «Grave maculopatia tipo cellophane con distacco post vitreo», si legge nelle motivazioni con cui la Corte d'Assise di Santa Maria Capua a Vetere accoglie la richiesta di trasferimento di Setola in una struttura ospedaliera. Viene scelta la clinica Maugeri di Pavia, che vanta un centro di riabilitazione visiva tra i migliori del nord Italia. Setola si trasferisce in città a gennaio, ma ad aprile evade dagli arresti domiciliari, dall'appartamento di vicolo San Marcello che gli è stato assegnato. Da qui inizia la mattanza: la Direzione distrettuale antimafia gli attribuisce 16 omicidi. Chi lo ha aiutato a evadere? E' la prima domanda a cui la Procura di Napoli sta tentando di rispondere, ma non è l'unico interrogativo. C'è anche il 'giallo" della patologia agli occhi (Setola è considerato quasi cieco) che consente al boss di chiudersi alle spalle le porte del carcere e arrivare a Pavia, dove lascia le ultime tracce della sua presenza. L'altro fronte di indagine riguarda proprio le cure che Setola ha ricevuto alla Maugeri. La Procura ha acquisito le cartelle cliniche per verificare che tipo di intervento o quale programma di riabilitazione siano stati praticati dai medici. Al momento non sarebbero emerse particolari responsabilità. «E' ovvio che siamo in grado di verificare le condizioni di salute di Setola non direttamente, ma solo sulla carta, a posteriori - spiega Roberti -. Per forza di cose è un accertamento limitato, bisogna attestarsi ai dati degli specialisti che lo hanno visitato in quei mesi».
«Ma il nodo è anche un altro - precisa Roberti - e cioè se fosse necessario il ricovero esterno, in questo caso a Pavia, o se fosse possibile che Setola venisse curato in carcere. I giudici della Corte d'Assise, sempre molto scrupolosi, hanno deciso per la prima strada. Ma poi sappiamo che il boss a Pavia evade, forse avvantaggiato da qualche appoggio in città». La terza incognita riguarda proprio l'evasione. Su questo fronte le indagini vanno avanti a tutto campo. Perché se è vero che gli arresti domiciliari presuppongono una vigilanza non costante, e che il camorrista avrebbe potuto approfittare di una qualche lacuna, troppe sono le incognite. A cominciare dal fatto che un boss, di cui è nota la pericolosità sociale, venga lasciato libero di muoversi, senza controllo, tra un appartamento in pieno centro e un ospedale.