Piloti nel mirino dei giudici

ROMA. Ancora una giornata di caos negli aeroporti e di ritardi anche di ore, con centinaia di voli cancellati, da Roma Fiumicino (una sessantina) a Milano Linate (67), da Napoli Capodichino a Palermo o Bari. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo con due ipotesi di reato: interruzione di pubblico servizio e inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, come la precettazione. Gli accertamenti, per il momento contro ignoti, punteranno ad individuare gli autori della protesta. Anche l'Enac, l'ente di controllo, ha annunciato che la direzione aeroportuale di Fiumicino «ha messo in atto una serie di misure».
Ciò «per verificare che le operazioni di volo avvengano nel rispetto delle regole e che nel contempo vengano garantiti i diritti dei passeggeri». Sono stati mandati ispettori negli aeroporti per chiedere sanzioni in base al Regolamento Comunitario nei confronti di Alitalia per i disservizi che si sono verificati. Gli ispettori hanno anche il compito di fare la lista dei membri di equipaggio che non si presentano ai propri turni di lavoro. Se la precettazione non dovesse funzionare, i dipendenti Alitalia «si metteranno nella completa illegalità e allora ci sono norme anche di ordine penale», ha ribadito Altero Matteoli, ministro dei Trasporti che fin dalla prima sera, ma ieri lo ha fatto, ha deciso di mandare le precettazioni ai dipendenti. Perchè «è un caso particolare, uno sciopero non proclamato dalle sigle sindacali», e per questo «il governo non consentirà che una sigla autonoma possa paralizzare gli aeroporti e soprattutto non consentirà che un'organizzazione qualsiasi metta il veto a una società che vuole investire e che salva 12.600 posti di lavoro con un piano industriale che è stato ritenuto apprezzabile».
Interviene anche il ministro degli Interni Roberto Maroni a dare man forte a Matteoli: «Quello che è avvenuto ieri, il picchetto davanti all'aeroporto, non potrà più avvenire, cosi come non dovrà avvenire lo sciopero selvaggio, perchè è una violazione della legge». E nessuno può pensare di occupare gli aeroporti, ha aggiunto.
Oggi la Ue deciderà ufficialmente sulla legittimità del prestito trasformato in capitale sociale di 300 milioni di euro. Nel frattempo i malumori dei piloti non accennano a diminuire anche se si fa strada l'idea che un compromesso deve essere trovato. I piloti non si aspettavano un numero cosi alto di esuberi, circa mille tra Alitalia e Air One, e sono stati galvanizzati e rassicurati dai leader dei sindacati autonomi che, in più di un'occasione, hanno ribadito che se il petrolio dimezzava il suo costo, ci sarebbe stato automaticamente più spazio per aumentare i voli. Le federazioni di categoria Cgil, Cisl e Uil hanno cercato di spiegare che la flessione del prezzo del barile di greggio stavolta corrispondeva ad una terribile recessione che sta investendo tutto il mondo e che per i piloti era stata negoziata una cassa integrazione di 6 anni, mai vista per le altre categorie.
Ieri ha fatto una dichiarazione anche il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani per chiedere un intervento della parte più ragionevole del governo. «Il sottosegretario Gianni Letta aveva assunto il compito di fare da mediatore e lo deve fare». Secondo Epifani tre sono le cause di questa situazione. «Innanzitutto la debolezza di Cai» ha detto «e l'incapacità a gestire i problemi del personale, poi quella parte del governo che minaccia in continuazione invece di ricercare coerenza di comportamenti per uscire da questa situazione. Infine il radicalismo estremista». (a.f.)