Scontro sulle cellule embrionali
«NO all'uso di quelle embrionali»: è un altolà quello del Vaticano al futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e alla sua intenzione di modificare le norme sulle cellule staminali. A mettere subito in chiaro le condizioni della Santa Sede è stato il «ministro della salute» vaticano, cardinal Javier Lozano Barragan: no alle ricerche e all'uso di cellule staminali di origine prenatale, si, invece, a quella sulle cellule adulte e da cordone ombelicale.
Condizioni che valgono naturalmente per tutti. L'altolà è emerso durante una conferenza stampa di presentazione della XXIII Conferenza internazionale sul tema della «pastorale nella cura dei bambini malati». Rispondendo a una giornalista del Washington Post circa le «preoccupazioni» del Vaticano per gli orientamenti espressi dal neopresidente Obama, il cardinale ha affermato che «le leggi sulle staminali si devono considerare secondo i progressi della scienza attuale», che «in un primo momento si credevano una panacea per tutto e invece gli scienziati dicono ora che le staminali embrionali non servono a nulla, che non hanno mai portato a una guarigione» e che «studi recenti danno invece valenza positiva alle cellule adulte o prelevate da cordone ombelicale».
La ricerca è ancora aperta, ha proseguito il ministro vaticano, ma «non deve essere messa in pericolo né la vita del donatore né quella del ricevente. A queste condizioni, va tutto bene». Quindi se Obama «incoraggerà la ricerca sulle staminali adulte, lo applaudiremo - ha concluso Barragan - mentre se vorrà riparlare di embrioni, non saremo con lui».
Gli Stati Uniti sono il Paese più avanzato al mondo per quanto riguarda la ricerca sulle cellule staminali. Anche negli Usa, tuttavia, esistono barriere di tipo «etico» alla ricerca su quelle embrionali: al momento in America è possibile procedere con la ricerca scientifica sulle staminali embrionali solo se arrivano finanziamenti privati. Nell'agosto 2001 l'amministrazione Bush aveva fortemente limitato i finanziamenti federali a questo tipo di ricerca, pur senza introdurre alcuna legge in materia. Il Congresso aveva poi recentemente approvato una legge che prevedeva invece finanziamenti pubblici, ma Bush aveve posto il veto alla legge. Da parte del presidente eletto Obama, la grande differenza di posizione rispetto a Bush è, in sostanza, solo questa: con un tratto di penna può sbloccare finanziamenti pubblici a favore della ricerca anche sulle cellule «etiche». Nei comizi prima del voto del 4 novembre Obama è andato ripetendo (non spesso) che su questo tema le posizioni di Bush «hanno ammanettato i nostri scienziati impedendo loro di competere con le altre nazioni». Tuttavia è sempre stato molto attento a non sbilanciarsi su temi cosi delicati e che toccano profondamente le convinzioni religiose di milioni di americani. Anche se non è quindi ancora chiaro cosa voglia cambiare Obama, il tema è comunque tra quelli già segnalati alla conferenza episcopale americana come questioni eticamente sensibili e non negoziabili. (m.v.)