Obama: ora tocca alla gente decidere
CHICAGO. Oggi gli americani vanno alle urne per l'elezione presidenziale più attesa nella storia contemporanea Usa. Chiunque sia il vincitore una cosa è certa: per i prossimi quattro anni gli Stati Uniti avranno o un presidente nero o un vice presidente donna. Sia in un caso che nell'altro si tratta di una svolta storica per un paese dove da più di duecento anni il presidente e il suo vice sono sempre stati uomini bianchi di religione protestante. Sola eccezione quella di John F. Kennedy, unico presidente cattolico ad avere mai occupato la Casa Bianca. Fino a tarda notte non si saprà se avrà vinto il democratico Barack Obama o il repubblicano John McCain. La corsa finale è dura, il margine di vantaggio è salito al 7,5 ma le sorprese non mancheranno. Ma se ci sono ancora dubbi su chi sarà il 44º presidente Usa questa incertezza non si respira a Chicago, la città in Illinois di cui Obama è senatore. Fervono i preparativi per i festeggiamenti col sindaco Daley che aspetta un milione di persone ansiose di essere presenti a Grant Park dove Obama parlerà martedi notte. Purtroppo con nel cuore il dolore della morte della nonna Madelyn Dunham con cui il senatore ha vissuto per diversi anni da ragazzo alla Hawai. Per lei, 86 anni malata di cancro, sospese per due giorni la campagna elettorale.
È da un mese che il senatore nero è in vantaggio costante rispetto al rivale repubblicano, ma negli ultimi giorni lo scarto è aumentato. Era di sei punti sabato, è passato a sette domenica e ieri il gap è cresciuto di un altro mezzo punto.
Ma è la situazione Stato per Stato quella che conta. È soprattutto la situazione negli stati in bilico che determinerà il vincitore. Per McCain è essenziale prendere la Pennsylvania. Ha bisogno di questi 21 collegi elettorali per raggiungere la magica cifra di 270, indispensabile per vincere la Casa Bianca. Diversa è la situazione per Obama che è riuscito a disegnare una mappa elettorale che gli lascia varie opzioni per vincere. Certamente spera di conquistare oltre alla Pennsylvania anche i 20 collegi elettorali dell'Ohio o i 27 della Florida, dove ieri a chiuso la campagna elettorale promettendo che «il cambiamento arriverà domani». Ma anche se uno o due di questi stati andassero all'avversario ci sono ugualmente possibilità che possono condurlo alla Casa Bianca.
Le previsioni sono incoraggianti per Obama. Vittoria certa in 19 stati per un totale di 228 collegi elettorali. Vittoria tra il possibile e il probabile in cinque stati che assegnano 50 collegi elettorali. Se cosi fosse il senatore nero supererebbe ampiamente il numero minimo necessario per conquistare la presidenza. Scalata più difficile per il team repubblicano, sicuro di vincere solo in 14 stati con 118 collegi. Buone possibilità di prendere tre stati con tendenza repubblicana per un totale di 14 collegi ma per vincere ne mancano ancora tanti. Neppure se McCain vincesse in tutti e dieci gli stati in bilico riuscirebbe ad assicurarsi l'Ufficio Ovale senza contemporaneamente indebolire Obama in uno degli stati che tendono verso i democratici.
«Ho fatto tutto quello che potevo - ha detto Obama tirando le somme della campagna - ora tocca alla gente. America, in questo momento che segnerà la storia, possiamo finalmente dare al Paese il cambiamento di cui ha bisogno» ha detto Obama a Jacksonville in Florida, ripetuto in North Carolina e gridato nel comizio conclusivo a Manassas, in Virginia. «Sono assolutamente in pace con me stesso - ha detto Obama - perchè sento di aver fatto tutto ciò che potevo fare. Adesso tocca alla gente decidere».