Stipendi bassi, i sindaci si impegnano

CAVA MANARA. Qualcosa si può fare. Molti soci di cooperative sociali hanno stipendi cosi bassi da essere «poveri che lavorano», ma poveri a norma di legge perché i loro contratti sono in regola. E' il caso delle educatrici da 900 euro al mese per 36 ore di lavoro a settimana, quando le loro colleghe dipendenti comunali arrivano a 1.200 per fare le stesse cose, ma anche dei bidelli a 600 euro al mese per 30 ore. Nel caso dei bidelli lo stipendio può essere anche inferiore in inverno, quando la cooperativa che ha vinto l'appalto può metterli in ferie perché un'epidemia influenzale fa stare a casa un po' di bambini riducendo cosi il lavoro da fare. Questi lavoratori e i sindacati che li rappresentano hanno chiesto agli enti pubblici di fare qualcosa di concreto, al di là dei buoni propositi. Non tutti i sindaci però si nascondono dietro la legge che permette loro di pagare cosi poco i lavoratori.
«Noi siamo contrari a esternalizzare i servizi tanto è vero che ci siamo opposti quando la casa di riposo pensava di affidare tutti i lavori alle cooperative e siamo anche riusciti ad assumere dei soci di cooperativa che lavorano nell'istituto - spiega Gianni Rho, sindaco di Casorate - . Secondo noi ci si deve rivolgere alle cooperative solo per potenziare un servizio e solo perché il patto di stabilità ci impedisce di assumere personale direttamente. Noi ad esempio abbiamo due insegnanti che sono socie di cooperative e una cooperativa sociale che affianca i nostri operatori ecologici, ma perché volevamo potenziare i nostri servizi, non per sostituirli».
C'è anche chi fa appalti mirati proprio per impedire lo sfruttamento dei lavoratori. «Non si devono demonizzare tutte le cooperative perché c'è anche chi rispetta le leggi, ma noi comunque abbiamo preferito fare in modo che i nostri appalti non fossero più al massimo ribasso, compreso l'ultimo sulla refezione scolastica - spiega Claudia Montagna, sindaco di Cava Manara - . Ora il costo non è l'unica voce che conta quando dobbiamo decidere a chi affidare un servizio e non è nemmeno la voce predominante». I sindacalisti hanno chiesto un tavolo di confronto con prefetto, Provincia e Comuni per far adottare a tutti il protocollo sugli appalti nel mondo delle cooperative messo a punto dall'amministrazione di Piazza Italia e dai sindacati. «Arrivare a procedure uguali per tutti sarebbe un passo avanti - commenta Montagna - Se la Provincia ha già uno schema di riferimento ben venga».
La situazione economica però è cosi difficile che anche un «povero che lavora» può apparire un privilegiato se confrontato a chi un impiego non ce l'ha. «Noi abbiamo tre cooperative per la gestione del verde e del cimitero, per la piazzola ecologica, e per l'asilo nido e la materna, e almeno queste persone lavorano - spiega Roberto Aguzzi, sindaco di Landriano - . Ogni mattina invece ho file di cittadini che vengono in municipio a chiedere aiuto perché senza stipendio o perché gli hanno chiuso il gas e ci chiedono di garantire per loro. Il governo ha tolto l'Ici per demagogia, ma non ci ha ancora dato la seconda rata dei soldi per sostituirla». (cla.mal)