La Cappella Bottigella torna a risplendere
PAVIA. Verranno presentati ufficialmente giovedi con un convegno gli affreschi restaurati della cappella Bottigella a San Tommaso. Gli splendidi colori del XV e XVI erano stati coperti di bianco quando l'ex convento diventò una caserma. Nell'ambito del convegno, che si terrà giovedi e venerdi in aula Foscolo e vedrà la partecipazione di studiosi italiani e stranieri, gli intervenuti potranno visitare la cappella nel pomeriggio di giovedi, mentre è allo studio la possibilità di aprire la sala in alcuni giorni del mese di novembre a visite guidate destinate a tutti i pavesi. I restauri sono stati promossi dall'università, sostenuta nell'impresa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha concesso un congruo finanziamento sui fondi del cinque per mille.
di Luisa Giordano*
Sin dalla fine del Duecento i frati Domenicani si insediarono nel centro di Pavia, occupando un antico monastero di monache dedicato a San Tommaso e prendendo subito a ricostruire chiesa e convento; nel nuovo edificio ecclesiale la prima nobile famiglia cittadina a ottenere il patronato di una cappella, cosi da esibire l'adesione alla fede ma anche l'importanza del rango, fu quella dei Folperti. I Bottigella fecero a loro volta costruire la sacrestia nel 1442, mentre negli anni ottanta del Quattrocento Giovan Matteo, membro insigne della famiglia, fece aprire la cappella in cui depose il corpo di una mistica molto venerata, la beata Sibillina Biscossi, vissuta nel secolo precedente.
Divenuta cieca nell'adolescenza, Sibillina aveva condotto una vita di preghiera e di penitenza nei pressi del convento domenicano: ciò che le era stato tolto nel fisico le era stato però ritornato nello spirito e la devota era divenuta un'accreditata veggente; era infine passata a miglior vita all'età di ottant'anni in odore di santità e la venerazione per lei non era mai venuta meno.
Ottenendo di poter collocare in una cappella collegata ai Bottigella le spoglie della beata, con la quale i Bottigella vantavano peraltro una lontana parentela, Giovan Matteo potenziava il ruolo della propria famiglia, poiché essa veniva in tal modo associata al valore che veniva riconosciuto alle sacre reliquie.
La prima opera d'arte elaborata per la cappella fu la pala, poiché, una volta apprestate le murature, la cosa più importante da compiere per la devozione era proprio l'altare per il culto e l'officiatura. Giovan Matteo commissionò il dipinto a Vincenzo Foppa, il maggiore esponente della pittura lombarda del periodo. La Madonna in trono con santi e i donatori Bottigella è oggi una delle opere più preziose presenti nelle raccolte dei Civici Musei.
La decorazione parietale venne qualche tempo dopo: nel 1507 il figlio di Giovan Matteo, il giurista Filippo, disponeva nel proprio testamento un lascito per dipingere le pareti. La sua volontà dovette avere ben presto seguito perché gli affreschi più antichi della cappella ora recuperata, gli eleganti e raffinati angeli della volta, sono infatti databili tra la fine del primo e il secondo decennio del Cinquecento. Lo stile li dice opera di Bernardino Lanzani, uno dei maestri che domina la scena pavese dell'epoca, e di alcuni collaboratori di grande levatura. Dopo questo intervento i lavori furono sospesi per riprendere solo nel 1599, quando Alessandro Casolani, un pittore senese impegnato in Certosa, dove affrescava con il conterraneo Pietro Sorri la sacrestia nuova e il tiburio, rifece una parte della volta, che appariva molto danneggiata dall'umidità. Sulle lunette delle pareti dispiegò invece la propria opera il romano Angelo Righi, che firmò la serie delle Sibille nel 1605, prima di partire per Torino, chiamato a decorare una parte del salone nella reggia dei Savoia con riquadri oggi perduti. Le pareti furono a loro volta dipinte con scene della vita di Sibillina nel primo Seicento da un maestro per ora anonimo, anche per i danni che il suo intervento ha subito.
Un secolo di tendenze e scuole pittoriche, dal Rinascimento lombardo al manierismo senese e romano, è quindi presente sui muri della cappella voluta dai Bottigella, ciò che rende il monumento uno dei più importanti recuperi avvenuti in città nel corso dell'ultimo secolo.
*docente di Storia dell'arte all'università di Pavia