di Stefano Romano brVOGHERA. «Ho paura. Dovrò andare via da Voghera per sei mesi prima di tornare ad essere abbastanza tranquilla per tornare a casa mia...». Non è uno sfogo: è un appello a tutti i vogheresi. «Indignatevi per quello che in una città è inaccettabile», sbotta la donna aggredita in piazza Castello.br«Non difendevo la mia borsa: difendevo la mia vita perchè l'uomo che mi ha aggredita poteva rapirmi o chissà che altro. Voghera non deve essere questa». A più di 24 ore dall'aggressione il tono di M. D. è fermo, ma nella voce si sente che qualche cosa si è spezzato. «Mi hanno aggredita sotto casa — racconta la donna, dirigente nel ramo della sanità —. Sono terrorizzata, andrò ad abitare fuori Voghera per almeno sei mesi. Ho paura, ma sono anche indignata: come è possibile essere aggrediti come è accaduto a me in pieno centro e alle 8 e mezza di sera? Piazza Castello è un enorme cantiere: è buia e sempre deserta. Possibile che qui il Comune mandi a fare le multe ma non predisponga un minimo di controlli? Ai vogheresi, e prima di tutto alle donne vogheresi, chiedo di tornare ad indignarsi per quello che sta succedendo».brMa cosa è successo l'altra sera in piazza Castello? «Lavoro fuori città e ho un incarico di responsabilità che mi tiene fuori fino a tardi — racconta la donna —. Vivo sola e la sera resto normalmente in casa. Anche per paura. Ma l'altra sera dovevo andare a cena. Sono uscita per prendere la macchina posteggiata a fianco delle recinzioni dei cantieri, e ho sentito un rumore dietro la rete. Solo per una frazione secondo non sono riuscita a far scattare la chiusura centralizzata della macchina».brL'incubo inizia cosi.br«Si è aperta la portiera di destra ed è entrato in auto un pazzo che mi ha immobilizzata e chiesto di ripartire immediatamente — racconta la vittima dell'aggressione —. Non mi ha preso né la borsa né altro: mi schiacciava la testa sul cruscotto e urlava soltanto che dovevo partire immediatamente. Avevo messo in folle e non riuscivo a ripartire... Lui mi teneva immobilizzata e mi picchiava sulla testa. Altro che difendere la borsa: gli avrei dato tutto: due telefoni la borsa, l'auto. Ma lui continuava soltanto ad urlare che dovevo partire».brMa chi era? Chi può aggredire una donna sotto casa senza nemmeno cercare di rubargli la borsa? «Non ne ho la minima idea — sospira la dona —. Non l'ho visto perchè per prima cosa mi ha sbattuto la testa sul cruscotto. So soltanto che parlava in italiano. Non sono mai stata minacciata, ma sono sicura che quell'uomo mi stava aspettando. Era appostato dietro la mia macchina».brE come si è liberata?br«Mentre mi teneva per il collo sono riuscita a morderlo: ho stretto i denti sulla sua mano con quanta forza sono riuscita a trovare. Ha lasciato per un attimo la presa e sono riuscita ad aprire la mia portiera. Mi sono buttata in strada e sono scappata».brMa cosa voleva l'uomo che l'ha aggredita?br«E chi può dirlo? Urlava soltanto perchè partissi immediatamente. Quello che è certo è che non voleva la borsa o i soldi. Poteva essere un pazzo, un tossico in crisi o qualcuno in preda ad un raptus. E aspettava me: era apportato dietro la mia macchina. In una piazza buia dove i cantieri la sera sono abbandonati senza che nessuno controlli quello che succede in pieno centro città».