di Luca SimeonebrPAVIA. «Troppo facile criticare adesso, ma in estate c'era nei tifosi un ottimismo superiore al mio. Noi siamo i primi a essere arrabbiati per i risultati, anche perché nel Pavia ci mettiamo i soldi, e tanti». Armando Calisti premette di non voler replicare alla lettera pubblicata ieri dalla «Provincia pavese» e firmata da una quarantina di tifosi che criticano la società e soprattutto lui: si parla di «incompetenza e presunzione», di «carenza di entusiasmo» che «affossa» il Pavia, di «mancanza di rispetto per la città», di Mangone come «tecnico non all'altezza» e di Zanchi come «dirigente giovanissimo e inesperto», e infine , sul piano tecnico, di una «difesa inquietante» che ha perso De Stefano e Belotti. «Voglio solo precisare alcune cose - dice - anzitutto da 10 anni nulla è cambiato perché mio padre è sempre presidente, io direttore generale e Alessandro Zanchi direttore amministrativo (fino all'assemblea societaria che dovrebbe sancire i nuovi incarichi, ndr). In ogni caso io soltanto sono il responsabile delle scelte, compresa quella di Zanchi».brIngegner Calisti, nella lettera si usano parole pesanti verso la società e in particolare nei suoi confronti.br«Non voglio rispondere a questa come ad altre contestazioni, mi interessa solo precisare alcune cose. Credo che ci sia un malinteso di fondo: noi abbiamo il nostro stile e non è vero che ce ne freghiamo del Pavia, al contrario. Non siamo però una società 'ultras", che grida, che vuole apparire sui giornali, che dà la colpa a questo o a quello. Ma ovviamente siamo i primi a essere arrabbiati visto che di soldi ce ne mettiamo tanti. Ci prendiamo le responsabilità delle scelte che facciamo, poi come è sempre successo interveniamo in base ai risultati. Ma il problema vero è che da due o tre anni le cose sono cambiate».brCioè?br«Il mio ultimo figlio non viene più allo stadio per non sentire gli insulti. E gli altri due, che ormai sono grandi e sanno guardare ai conti, mi continuano a chiedere: 'Papà, ma chi te lo fa fare?". Vorrei ricordare che in questi anni sono scomparse otto piazze calcistiche ben più importanti di Pavia, e altrettante sono a rischio».brNon c'è nessuno interessato a entrare nella società?br«Ci sono stati interessamenti molto vaghi, per non dire inesistenti. Ma tornando alla campagna acquisti, non abbiamo certo pensato di affossare il Pavia. A nostro avviso la squadra è stata fatta bene e rifarei tutto. Poi è chiaro che è semplice criticare dopo. Uno dei nostri obiettivi era portare un certo numero di nostri giovani in prima squadra, ma non abbiamo mica fatto una Berretti».brLa difesa è nel mirino, sono andati via due giocatori importanti come Belotti e De Stefano.br«Belotti ha fatto bene, ma abbiamo deciso di ringiovanire la rosa puntando su altri, mentre De Stefano in realtà ha giocato solo una quindicina di partite. E poi non dimentichiamo che abbiamo tra i nostri giovani uno che è in nazionale under 20 di categoria (Acerbi, ndr). Sono convinto che in estate abbiamo fatto scelte oculate».brNessun pentimento?br«No, rifarei tutto. E' troppo comodo criticare ora».brAvete anche fatto a meno di Tarantino come ds.br«Negli anni passati ci è capitato di fare bene senza ds e viceversa, il punto non è quello. Abbiamo fatto delle scelte che difendiamo a spada tratta, dopodiché vedremo adesso come intervenire. In estate l'entusiasmo dei tifosi era superiore a quello che avevo io, che sono prudente: mi sembrava di aver fatto una buona squadra, ma aggiunsi che poi bisognava vederla alla prova del campo».brSi fa anche il raffronto con altre realtà sportive cittadine: l'Edimes, la Riso Scotti, che vanno bene.br«Mi fa piacere per loro, anzi mi auguro che vadano sempre meglio. Ma sono altre realtà, con altre cifre. Non comparabili con quelle del calcio».