Gelmini chiude la porta: non cambio niente
bROMA./bb «Il decreto rimane». È finito senza neanche iniziare il dialogo tra il ministro Gelmini e gli studenti. «Abbiamo consegnato la nostra lettera al ministro, ma non ci siamo seduti al tavolo per la trattativa. Ci ha convocati troppo tardi e non si è detta disposta a modificare il decreto, quindi non c'è spazio per il dialogo». Valeria Cardilli dell'Unione degli Studenti Medi, è la prima ad uscire dall'incontro con Mariastella Gelmini ed è subito assediata dalle telecamere. Roberto Jovino, coordinatore nazionale dell'organizzazione, dichiara: «Non vogliamo scontri né manganelli, ma un confronto vero. Sarebbe stato possibile se ci avessero dato udienza all'inizio del mandato. L'avevamo chiesto, ma ci hanno risposto solo oggi. Quando, secondo le stesse parole del ministro, è troppo tardi per fermare il decreto». Nella lunga giornata di ieri alla Pubblica Istruzione sfilano di fronte al ministro le delegazioni delle associazioni degli studenti.BR /b Convocate, secondo quanto ha spiegato il sottosegretario Valentina Aprea, per rispondere all'invito al dialogo del presidente Napolitano. Ma il problema è: quali associazioni? E in nome di quali studenti? Dopo i ragazzi dell'Uds sono entrati i giovani di Alternativa Studentesca (Forza Italia), in giacca e cravatta e cartella di Louis Vuitton, Azione Giovani (un componente di Azione Giovani era anche presente nella sala della trattativa come consulente del ministro), Azione Cattolica.BR Voci non esattamente in linea con la grande protesta trasversale di quest'autunno. Alle domande dei giornalisti dichiarano che sosterranno il decreto e lanciano pesanti accuse agli studenti che si stanno mobilitando in tutto il paese: «Sono stipendiati dalla Cgil, sono solo burattini manovrati dall'opposizione». Lo stesso ministro, alla delegazione di studenti di Roma Tre, che ci tiene a non essere etichettata sotto nessuna sigla, ripete: «Riconosco nelle vostre parole le frasi pronunciate da Veltroni a Anno Zero».BR Lo spazio per il dialogo non sembra molto. Del resto le poche delegazioni realmente legate alle proteste di questi giorni ponevano come condizione per iniziare una trattativa il ritiro del decreto. Richiesta respinta al mittente. Il ministro spiega ancora che è troppo tardi, la decisione è nelle mani del Parlamento, e aggiunge: «In Italia per la scuola non si spende poco, ma si spende male». Domanda a tutti se questa università li soddisfi. Lo chiede in particolare ai ricercatori dell'Adi. I quali i sfogano cosi: «E' evidente che non ci soddisfano le condizioni in cui siamo costretti a lavorare. - afferma un ricercatore di fisica teorica di Pisa - Da noi può capitare che una borsa di studio da mille euro al mese venga divisa in quattro borse da 250 euro. E c'è chi fa ricerca senza essere neppure pagato. Ma non capiamo come tagliare i fondi possa risolvere questa situazione».BR bValentina Della Seta /b