«Serve uno sforzo ancora più grande»
b BRONI./b «Conosciamo le problematiche dei ragazzi», racconta don Mario Bonati, parroco di Broni, nel rispetto della privacy e del dolore della famiglia bronese colpita dal lutto. «In questo momento di grande dolore ogni cosa detta può sembrare banale e superflua. Tutto quello che posso dire è che siamo vicini ai familiari, dimostrando loro tutta la presenza e l'affetto possibili. Come parrocchia e come oratorio insieme all'amministrazione cerchiamo e cercheremo sempre di offrire ai ragazzi occasioni di aggregazione e di attività all'insegna dell'impegno per il prossimo, cercando di essere presenti nella vita quotidiana dei giovani. Questo perché sia possibile offrire alternative a questi ragazzi che hanno davanti una vita e che possono fare tante e grandi cose».BR L'assessore alle politiche giovanili, Antonio Riviezzi, sostiene: «Le istituzioni non possono rimanere indifferenti a una tragedia come questa ma soprattutto non possono far finta di nulla davanti ai dati allarmanti forniti dagli operatori che si occupano di queste problematiche. Come amministrazione abbiamo investito molto sulle politiche giovanili tanto che si è designato un assessorato specifico». «Abbiamo cercato spesso - prosegue l'assessore Riviezzi - anche in collaborazione con realtà associative locali e l'oratorio De Tommasi di creare momenti di aggregazione attraverso attività culturali e artistiche rivolte alle nuove generazioni. Credo comunque si debba fare uno sforzo ancora maggiore, pensando a progetti specifici informativi per i ragazzi, che diano gli strumenti necessari per capire quanto siano pericolosi certi comportamenti. Ovviamente l'amministrazione è vicina al dolore della famiglia e non possiamo che esprimere una profonda amarezza per quel che è successo».BR In questi giorni a Broni e Stradella è tempo di coscritti, per la classe 1990. Poche battute raccolte fra i neo-diciottenni, quasi coetanei del ragazzo bronese: «Era mio compagno alle medie, poi non l'ho più visto», dice un ragazzo. E una studentessa aggiunge: «Lo conoscevo poco, era un ragazzo schivo».BR bSimona Contardi /b