Mafia, assolto Mannino
b PALERMO. /bb«Assolto dall'accusa di associazione mafiosa». Poche parole, pronunciate dal giudice della Corte d'appello di Palermo, che hanno messo fine ad un processo lungo 14 anni che ha visto sul banco degli imputati Calogero Mannino /b(foto)b, ex ministro democristiano.BR /b Un verdetto che segna una ennesima sconfitta, dopo il caso Andreotti, per l'ex procuratore generale di Palermo Giancarlo Caselli. «È stata fatta giustizia, si è concluso un processo fatto, più che di accuse, di maldicenze e cattiverie assemblate per costruire una ipotesi accusatoria», è il primo commento di Mannino al verdetto emesso alle 14.30 dalla Corte d'appello da Claudio Dell'Acqua, che lo ha assolto dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Accusa per la quale il sostituto procuratore generale Vittorio Teresi aveva chiesto una condanna ad otto anni per Mannino, una delle punte di diamante della vecchia Dc che nella seconda Repubblica si è poi battuto nelle fila dell'Udc di Pierferdinando Casini, ma soprattutto di Salvatore Cuffaro che lo ha sempre indicato come «il maestro». Mannino, poco dopo la sentenza ha subito ricevuto telefonate di solidarietà e congratulazioni da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e del presidente del Senato, Renato Schifani.BR Ieri Mannino, che ha scontato 23 mesi in carcere a Rebibbia tra il 1995 e il 1996, non se l'è sentita di presenziare al verdetto e ha mandato in aula il figlio Salvatore che gli ha poi comunicato la notizia al telefono. Dalla sua, il senatore dell'Udc aveva la sentenza con la quale nel 2005 la Corte di Cassazione aveva annullato la precedente sentenza della corte d'appello di Palermo, quella che, ribaltando a sua volta il verdetto di primo grado, aveva condannato il senatore a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Mannino venne arrestato il 13 febbraio del 1995, su ordine di custodia firmato dal gip di Palermo, Alfredo Montalto. Il primo processo, quello poi conclusosi con l'assoluzione, fu tra i più lunghi mai celebrati: più di 300 udienze, 400 testimoni citati e 25 pentiti (da Tommaso Buscetta a Gioacchino Pennino, da Giovanni Brusca a Angelo Siino), che lo accusarono di essere uno dei referenti di Cosa nostra siciliana.BR bAntonio Fraschilla /b