«Noi soldati del volontariato»
bVIGEVANO. /bbPenne nere, vino rosso, bandiere tricolori per i «soldati della solidarietà». Il raduno degli alpini colora la prima giornata grigia calata dopo una settimana di sole autunnale. Ma le 500 persone sfilate ieri dal municipio al monumento ai Caduti in piazza Vittorio Veneto sono solo l'avvisaglia delle 4mila attese oggi per il grande appuntamento delle sezioni alpini di Lombardia ed Emilia Romagna, nell'80º di fondazione della sezione Ana di Milano. Le vie del centro sono testimoni del passaggio di divise e camicie a scacchi, tute arancioni della protezione civile, nonni e nipotini col berretto, donne che accompagnano i mariti e si sentono «alpine nell'animo». Elementi che spiegano l'affetto della gente per questo corpo militare che è anche associazione di volontariato, 100mila gavette di ghiaccio e mille litri di vino, onore e folklore, allegria e sacrificio.BR /b Se si chiede qual è il segreto della loro popolarità la risposta è corale. «Lo spirito di fratellanza tra noi e con la gente - dice il vigevanese bElio Mazza/b, 79 anni, Car a Merano nel 1950 poi in servizio a Vipiteno -. La gente capisce che l'alpino è sempre pronto a dare una mano. Lo testimoniano le nostre opere di solidarietà, l'impegno nel volontariato. Perciò i raduni sono anche grandi feste popolari». Mazza è alpino per tradizione familiare. Il padre ha combattuto nella Grande Guerra, lui e i suoi 3 fratelli si sono arruolati nelle penne nere. Nel 1993 era presente all'inaugurazione dell'asilo di Rostov in Russia, costruito con il contributo fondamentale delle penne nere vigevanesi. Dai 'veci" ai 'bocia". bMaurizio Squaddara/b, 31 anni, operaio, un altro vigevanese ma, a differenza di Mazza, alpino non per ragioni dinastiche. «Per ora sono l'unico della mia famiglia - afferma - è per me l'arruolamento negli alpini è stato un caso, ma una volta diventati alpini non si smette più di esserlo».BR Soldati di un esercito di popolo nell'epoca dell'arruolamento volontario, soldati che in tempi di strategie militari sempre più tecnologiche ricordano con commozione quando «il maresciallo pianse vedendo morire una mula». Anacronismo, reducismo? «Niente affatto, tutto il contrario. Il nostro spirito di volontariato, il credere in quello che facciamo, l'impegno costante dovunque ci sia bisogno rendono gli alpini sempre attuali. Agire con lo spirito del volontariato vero e non di facciata non sarà mai anacronistico. Il sorriso di un bambino che hai aiutato ti riempie la vita». Parole del sottotenente in congedo bGiorgio Urbinati/b, 60 anni, presidente della sezione milanese dell'Associazione nazionale alpini. Urbinati attraversa piazza Sant'Ambrogio avvolto da un mantello nero, con sotto giacca e cravatta, ma in testa il cappello che testimonia il suo servizio nel 5º artiglieria da montagna, brigata Orobica. Alcune signore lo fermano per stringergli la mano e, appena si allontana, sussurrano 'E' anche un bell'uomo". Pochi passi più in là il presidente si ferma con la vecchia guardia bSergio Manazza/b, 75 anni, e il nipotino bGianluca/b, di 4 anni e mezzo, penna nera sul cappello di alpino del futuro, perchè il nonno è convinto: «Farà l'alpino, o almeno spero». In un esercito maschile spicca una penna nera su una testa femminile. E' quella di bAgnese Vanzini/b, 51 anni, milanese: «Mi sento molto alpina nella solidarietà - spiega - e perchè ho la montagna nel cuore. Non può essere altrimenti con un papà partigiano e una sorella e un cognato rocciatori». Con lei c'è un altro milanese, bEspero Carraro/b, 62 anni: «Gli alpini sono l'unico corpo militare conosciuto per il valore, ma anche perchè porta pace e aiuto. I nostri raduni trasmettono questo spirito e poi non c'è niente di più bello che incontrare un amico dopo 35 o 40 anni».BR