Le volontà di Sampietro
b CANDIA./b Pierluigi Sampietro ha dettato il suo testamento pubblico di fronte agli amici di una vita: «Canti gregoriani uniti a quelli delle mondine, una messa quasi tutta in latino e tante rose rosse. E vorrei mi dedicaste una via o una piazza». L'altra sera il celebre pianista, emigrato a New York negli anni Cinquanta, ha incontrato i concittadini nell'aula consiliare di piazza San Carlo. Stretto tra il sindaco Carlo Brocca, gli assessori Giuseppe Castelli e Carlo Bagnasco, e l'ex sindaco Carmen Bortolas, l'80enne Sampietro si è emozionato fino alle lacrime. I troppi impegni in giro per il mondo, seduto di fronte al suo amato Steinway a coda, infatti, lo costringeranno a dire addio alle esibizioni nella sua amata Lomellina. «Speriamo che non sia cosi», hanno detto in coro gli amministratori. E il pianista, accompagnato dal fedele cugino Ettore Scarabello, ha tenuto banco per circa un'ora rispondendo alle domande in dialetto candiese e parlando della crisi finanziaria attraversata dal suo Paese d'adozione. «Scusatemi se parlo anche in inglese: io abito a New York City, ma Candia è la mia vita - ha esclamato fra le lacrime -. Quando di notte non riesco a dormire, penso sempre al nostro Roggione e alla Conca, dove andavo a giocare con il mio amico Attilio Cicottino, che oggi rivedo con piacere». Poi, gli omaggi poetici di Marilena Migliavacca e di Angelo Bonafè, e una xilografia di Narciso Cassino donata a Sampietro dalla vedova Candida Lugani. Alla fine, Sampietro ha inforcato gli occhiali per sottoscrivere il suo testamento. «Voglio una messa quasi tutta in latino, il Kyrie, i canti delle mondine e tante rose rosse, come quella che tengo sul mio piano». Il sindaco Brocca ha acconsentito a intitolargli uno spazio pubblico: «Se ci sarò ancora io, non ci sarà problema».BR bUmberto De Agostino /b